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Vitamina B3: Scopri Come Integrarla al Meglio

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Importanza metabolica delle vitamine del gruppo B

Le vitamine (amine della vita) sono piccole molecole organiche necessarie alla sopravvivenza in quanto partecipano con diversi ruoli alle reazioni metaboliche dell’organismo.

Nella maggior parte dei casi non vengono sintetizzate direttamente dall’essere vivente, oppure vengono prodotte in maniera insufficiente, per cui devono essere introdotte sotto forma di nutrienti.

Esistono due gruppi di vitamine, quelle liposolubili (che si sciolgono nei grassi), che sono presenti prevalentemente in alimenti contenenti appunto molecole lipidiche, come olio, frutti oleosi e numerosi vegetali, oltre a gran parte dei cibi di natura animale come carne, pesce, burro, latte e insaccati e quelle idrosolubili.

Queste ultime, che si sciolgono in acqua, vengono assorbite in misura minore a livello della mucosa intestinale poiché la loro eliminazione è notevole.

Le vitamine liposolubili sono A, D, E, K, mentre quelle idrosolubili comprendono il gruppo delle vitamine B e la vitamina C.

Gli stati carenziali delle vitamine sono definiti “avitaminosi”, e provocano disturbi di vario genere che possono causare conseguenze sia immediate che nel lungo periodo.

Per evitare simili condizioni è possibile intervenire in due modi: da un lato modificando il regime nutritivo e incentivando l’introduzione di alimenti utili al metabolismo, d’altro lato assumendo integratori alimentari.

Le vitamine del gruppo B, che comprendono una famiglia di almeno quindici differenti composti, hanno in comune la caratteristica di essere idrosolubili, di contenere un atomo di azoto e di funzionare principalmente come coenzimi, fattori che favoriscono l’attività dei sistemi enzimatici.

Grazie a questi requisiti, le vitamine B sono in grado di partecipare a un’ampia gamma di processi biologici, anche per la loro elevata compatibilità con le funzioni organiche.

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Questo gruppo piuttosto omogeneo di microelementi essenziali per il benessere dell’individuo, deve essere mantenuto costantemente adeguato mediante un corretto apporto dietetico.

Infatti, nonostante si tratti di molecole che possono essere immagazzinate nel tessuto epatico, il loro turnover è molto elevato, così come il loro catabolismo.

Gli stati carenziali delle vitamine del gruppo B si possono tradurre in due condizioni differenti, che sono da un lato ipovitaminosi (carenza parziale di una o più vitamine), e d’altro lato avitaminosi (totale assenza di una o più vitamine).

Uno dei principali requisiti che accomuna tutti i composti del gruppo B è la termolabilità, in quanto il calore provoca una denaturazione della loro struttura biologica.

Oltre alle elevate temperature, questi substrati sono anche fotosensibili, per cui la loro presenza negli alimenti dipende dalla maggiore o minore esposizione alla luce.

Per sviluppare completamente il proprio potenziale biochimico, le vitamine del gruppo B devono competere con molecole antinutrizionali che riducono drasticamente la biodisponibilità, ostacolandone l’utilizzo da parte dell’organismo.

Simili condizioni si verificano in presenza di antivitamine come alcuni farmaci (anticonvulsivanti, anticoncezionali e antimalarici) ed enzimi come tiaminasi e l’ossitiamina.

Per garantire un corretto apporto vitaminico all’organismo, è quindi necessario adeguare il regime nutrizionale alle proprie esigenze, cercando di privilegiare alimenti crudi, non conservati ed eventualmente integrandoli con rimedi naturali.

Vitamina b3

La vitamina b3, conosciuta anche come niacinamide, è un’importante vitamina idrosolubile appartenente al gruppo B, che l’organismo umano non è in grado di sintetizzare e pertanto deve essere introdotta con l’alimentazione.

Essa riveste un ruolo molto importante nelle funzioni di ripristino della barriera cutanea, infatti è uno dei componenti principali delle preparazioni cosmetiche destinate a pelle con discromie o con acne, ma in realtà può essere utilizzata su qualsiasi tipo di epidermide, anche le più sensibili.

La niacidamide è un potentissimo lenitivo naturale nei confronti di escoriazioni, abrasioni, irritazioni e infiammazioni (seppur di lieve entità), ma esercita anche un’ottima attività antiossidante che la rende un valido supporto per contrastare i segni del tempo.

Per via topica, quindi sotto forma di preparazioni cosmetiche, questa vitamina è in grado di rigenerare il film idrolipidico di protezione, promuovendo il mantenimento della fisiologica idratazione cutanea.

Grazie a tali interessanti proprietà, rientra nella formulazione di detergenti, lozioni, sieri, creme, pomate, gocce, paste.

Bisogna considerare che in ambito estetico si fa spesso ricorso a molecole a carattere acido come l’acido lipoico, l’acido retinoico, l’acido ialuronico, l’acido salicilico, l’acido lattico o l’acido glicolico.

L’inconveniente inevitabile legato a queste particolari strutture chimiche si ricollega a una leggera desquamazione della cute, in quanto le cellule epidermiche più superficiali, sotto l’azione delle molecole acide tendono a perdere le giunzioni che le tengono unite a quelle adiacenti.

Perdendo ogni connessione, esse si staccano, abbandonano la pelle e si disperdono nell’ambiente, sotto forma di materiale biologico morto: la niacinamide è in grado di contrastare l’intero processo, limitando la secchezza e la desquamazione.

La vitamina b3, essendo idrosolubile, viene persa facilmente dall’organismo e questo comporta un’elevata probabilità di sviluppare carenze, anche perché spesso viene sottovalutata a livello nutrizionale e non le si presta la giusta attenzione, mentre dovrebbe sempre fare parte della dieta quotidiana.

Vitamina b3: a cosa serve

La vitamina b3 viene definita “anti-pellagrosa” poiché la sua carenza provoca una malattia estremamente grave chiamata appunto “pellagra”.

Si tratta di un grave stato morboso, conosciuto come “malattia delle 3 D” che sono diarrea, dermatite e demenza.

Infatti, in assenza di un trattamento adeguato la sua prognosi è sempre infausta, tanto che secondo alcuni scienziati, oltre alle 3 D sopracitate ci sarebbe anche una quarta D corrispondente al termine “death” (morte).

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Oltre che dalla carenza di niacina, la pellagra è provocata anche dal deficit di triptofano, che è un precursore della vitamina b3.

Questo disturbo era particolarmente diffuso nelle popolazioni contadine, abituate a nutrirsi con polenta di mais, un cibo considerato la causa principale dell‘insorgenza di pellagra, che è stata lungamente endemica in molte regioni d’Italia.

Questa condizione dipende dal fatto che le proteine del mais sono povere sia di triptofano che di vitamina b3, in quanto la già scarsa concentrazione vitaminica contenuta nei suoi semi non è assorbibile.

Oltre che un’insufficiente apporto di nutrienti, questa malattia può essere provocata da un inadeguato assorbimento intestinale, ad esempio in presenza di lesioni dell’apparato digerente, alcolismo o tabagismo.

In simili condizioni, il primo intervento da effettuare è quello di adattare il regime alimentare alle esigenze metaboliche dell’organsimo, cercando di incentivare l’apporto di vitamina b3.

I cibi dove essa è più concentrata sono i cereali integrali, il lievito di birra, la carne (soprattutto il fegato e le frattaglie), il pesce e le uova.

Il fabbisogno giornaliero corrisponde a 6,6 milligrammi per 100 calorie, che corrispondono a 19 milligrammi al giorno per l’uomo e a 14 milligrammi al giorno per la donna.

Chimicamente, la vitamina b3 è stata isolata nel 1937 in seguito ad alcune ricerche sulla fermentazione alcolica.

Il termine niacina indica un insieme di molecole che presentano un’attività biologica simile a quella della nicotinammide, un composto presente nei tessuti animali.

Le forme biologicamente attive della vitamina b3 sono due, e precisamente il NAD (nicotinamide adenin dinucleotide) e il NADP (nicotinamide adenin dinucleotide fosfato).

Si tratta di due molecole che funzionano come coenzimi in numerosissime reazioni biochimiche e che pertanto sono indispensabili alla vita.

Il loro assorbimento avviene a livello della mucosa intestinale, dove a basse concentrazioni si procede per diffusione facilitata mediata da ioni sodio, mente ad alte concentrazioni segue un processo di diffusione passiva.

Anche se tutti i tessuti sono in grado di sintetizzare queste forme coenzimatiche, il 90% della niacina deve subire un processo di metilazione nel fegato prima di essere trasportata dal sangue alle varie cellule di riferimento.

L’attività biologica di questa vitamina si sviluppa mediante il NAD e il NADP, che, sotto forma di coenzimi, partecipano alla maggior parte delle ossidoriduzioni del metabolismo glucidico, lipidico e degli amminoacidi.

In particolare, il NAD catalizza reazioni esoergoniche che producono energia partendo da substrati organici (glicolisi, ciclo di Krebs e lipolisi), mentre il NADP partecipa a reazioni di biosintesi (endoergoniche) che consumano energia.

I meccanismi d’azione della niacina sono quindi strettamente collegati ai flussi energetici delle cellule e cioè allo svolgimento di tutte le funzioni biologiche dell’organismo.

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Vitamina b3: dove si trova

La vitamina b3 è particolarmente concentrata in alimenti come:

  • carne bianca (pollo, coniglio o tacchino);
  • arachidi;
  • ortaggi a foglia verde, in particolare gli spinaci;
  • frattaglie (fegato di manzo);
  • tonno, salmone, pesce spada.

Il fabbisogno giornaliero nella donna corrisponde a 14 milligrammi mentre nell’uomo è pari a 18 milligrammi.

Bisogna considerare però che trattandosi di una vitamina idrosolubile viene dispersa dall’organismo piuttosto facilmente, quindi rispetto alla quota introdotta con gli alimenti, la frazione che effettivamente si trattiene nell’organismo è inferiore.

Nella maggior parte degli alimenti la vitamina b3 si trova in una forma poco disponibile, o addirittura indisponibile, anche a causa della sua elevata termolabilità e fotosensibilità.

Nei cereali ad esempio può trovarsi legata a polisaccaridi, a glicopeptidi o proteine, a loro volta collegati a molecole di cellulosa, che abbassano la sua biodisponibilità.

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Nel mais la niacina è legata a piccoli composti proteici (niacinogeni) e a molecole di glucidi (niactine), che la rendono utilizzabile soltanto in seguito a trattamenti a pH alcalino.

La disponibilità di questa vitamina è strettamente correlata alla concentrazione di triptofano, un amminoacido che si trova soprattutto in cibi proteici come carne, pesce, uova e latticini.

Per garantire un adeguato apporto quotidiano di vitamina b3, è necessario valutare la quantità introdotta con l’alimentazione e la percentuale sintetizzata dall’organismo stesso.

60 milligrammi di triptofano equivalgono a un milligrammo di niacina, tenendo conto che l’organsimo è portato a trasformare l’amminoacido in acido nicotinico, una molecola non disponibile a svolgere un ruolo coenzimatico.

Secondo la maggior parte degli studiosi di biochimica, la vitamina b3 comprende un insieme di tre elementi, che sono:

  • niacina (acido nicotinico);
  • nicotinamide (niacinamide);
  • nicotinamide riboside (nucleoside pirimidinico).

La vitamina PP, che viene considerata un precursore del NAD, costituisce un altro fattore vitaminico essenziale per l’organismo.

La sua concentrazione è abbastanza significativa in un ampio gruppo di alimenti sia animali che vegetali, che di solito costituiscono un adeguato programma dietetico.

In una dieta da 2000 calorie è necessario introdurre 13,2 milligrammi di vitamina b3 per evitare stati carenziali, che nei casi più gravi possono sfociare nella pellagra.

Le ipovitaminosi di vitamina b3 possono essere migliorate con l’assunzione di integratori alimentari a base della vitamina stessa, sia in forma di niacina che di niacinamide.

Le caratteristiche morfologiche dei vari composti sono collegate alle loro funzioni, ad esempio la niacina viene utilizzata prevalentemente per abbassare il colesterolo ematico senza ricorrere a farmaci tradizionali, mentre il niacinamide trova impiego nella formulazione di pomate e altre preparazioni locali per uso topico.

Le funzioni della vitamina PP sono del tutto analoghe a quelle del NAD, e riguardano le reazioni di controllo sulla sintesi del DNA e la mobilizzazione del calcio.

I suoi ruoli principali si collegano a:

  • funzioni coenzimatiche nelle reazioni di ossidoriduzione;
  • controllo sulla sintesi di ATP;
  • modulazione delle risposte al funzionamento dei precursori degli acidi nucleici;
  • regolazione della sintesi proteica.

Sebbene sia una forma della vitamina b3, la nicotinamide riboside si caratterizza per alcune prestazioni tipiche, che dipendono dal trasferimento di ioni idrogeno.

I coenzimi contenenti vitamina b3 partecipano a reazioni metaboliche che migliorano l’attività cardiovascolare e quella dei neuroni.

Carenza di vitamina b3: sintomi

L’alimentazione dei Paesi industrializzati è in genere piuttosto variegata e completa e pertanto non è frequente imbattersi in una carenza di vitamina b3.

In determinate categorie di persone potrebbe instaurarsi uno stato carenziale da non sottovalutare, per scongiurare il rischio di imbattersi in problematiche che se trascurate potrebbero diventare più serie.

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La carenza di niacinammide era una malattia molto diffusa in passato a causa delle abitudini alimentari non bilanciate, chiamata “pellagra”, responsabile di tre sintomi caratteristici:

  • dermatite;
  • demenza;
  • diarrea.

Il mais, in particolare, è un cereale assai povero di triptofano, l’amminoacido da cui deriva la vitamina b3, quindi la pellagra era particolarmente diffusa nelle popolazioni che conducevano una dieta basata esclusivamente, o quasi, sul granoturco.

La carenza di vitamina b3 in generale può determinare:

  • cefalea;
  • diarrea;
  • irritabilità;
  • perdita del tono muscolare;
  • problemi di digestione

Vitamina b3: controindicazioni

Il limite di tossicità della vitamina b3 corrisponde a 35 milligrammi al giorno, anche se già 30 milligrammi possono provocare arrossamenti cutanei, reazioni dermatologiche e desquamazione della pelle.

Le controindicazioni principali per l’assunzione di vitamina b3 si collegano a problemi epatici, che insorgono a dosaggi superiori a 2 grammi al giorno.

Quando la concentrazione di niacina è compresa tra 3 e 9 grammi al giorno, si possono manifestare forme di epatite fulminante che richiedono il trapianto di organo.

Altri effetti collaterali comprendono iperuricemia, intolleranza al glucosio, edema maculare e retinopatia.

Pur essendo un composto naturale di solito ben tollerato, la vitamina b3 può provocare, in soggetti particolarmente sensibili, il fenomeno di flushing, che consiste in un’intensa sensazione di calore diffuso su tutto il corpo e associato a bruciore, prurito e formicolio.

Tra le reazioni avverse riconducibili alla vitamina b3 vi sono anche cefalea, diarrea accompagnata da dolore addominale, dispepsia, nausea e vomito, eruzioni cutanee, bruciore e prurito localizzati in aree della pelle gonfie e arrossate.

Gli effetti collaterali acuti possono innescare crisi ipotensive, resistenza all’insulina, pirosi gastrica, intolleranza al glucosio, visione offuscata e sviluppo di edema maculare.

I più comuni risultati nel lungo termine, che sono collegati ad alti dosaggi, sono a carico del fegato, con disturbi che spesso sfociano in vere e proprie epatiti.

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