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Stitichezza: Scopri I Metodi Più Efficaci Per Liberartene

stitichezza

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Classifica dei migliori prodotti contro la stitichezza

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Stitichezza

La stitichezza è probabilmente il disturbo più diffuso nella popolazione poiché colpisce oltre 13 milioni di persone, di cui 9 milioni sono donne e 4 milioni sono uomini.

Questo problema, che può essere occasionale o cronico, dipende soprattutto da un alterato stile di vita che con i suoi ritmi frenetici e con un regime alimentare povero di fibre e di cibi integrali, contribuisce alla formazione di feci secche, dure e disidratate, che tendono a rimanere all’interno dell’ampolla rettale creando un vero e proprio tappo difficilmente eliminabile.

La stipsi non deve essere considerata una vera e propria malattia ma piuttosto un sintomo che solitamente deriva da modificazioni organiche o funzionali dell’intestino, oppure è la conseguenza di malattie croniche (ipotiroidismo, diabete, dislipidemia, eccetera).

Quando un individuo soffre di stitichezza, avverte di solito una sensazione di mancato svuotamento dell’intestino che si accompagna con la produzione di gas fermentativi.

Anche se il fattore soggettivo incide notevolmente sulla percezione del disturbo, esistono parametri oggettivi che caratterizzano la stitichezza.

Questi fattori sono:

  • ridotto numero di evacuazioni settimanali, che in alcuni casi possono essere inferiori a 2;
  • difficoltà nell’emissione delle feci, che si presentano secche e disidratate
  • presenza di feci dure e nastriformi, oppure a forma di pallottole;
  • percezione di ostruzione ano-rettale;
  • compressione della parete posteriore della vagina;
  • disappetenza e nausea;
  • malessere generale.

A questi sintomi si possono associare con una certa frequenza anche disturbi ano-rettali, tra cui soprattutto emorroidi e ragadi, oppure malattie intestinali come colite, diverticolite o sindrome dell’intestino irritabile.

In oltre il 70% dei casi, la stitichezza è di tipo idiopatico, poiché dipende da un’inadeguata alimentazione, da sedentarietà prolungata e da modificazioni ormonali.

Per risolvere questo problema è fondamentale identificarne tempestivamente la causa, che non sempre è evidente.

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I pazienti dovrebbero rivolgersi al proprio medico quando la stipsi assume un carattere continuativo per più di 3-4 settimane, ed è accompagnata da dolori addominali, astenia muscolare, disappetenza e difficoltà digestive.

È sempre utile osservare la forma e le dimensioni delle feci, che dovrebbero avere una consistenza morbida e spugnosa, e soprattutto venire emesse con facilità: la defecazione infatti è un processo fisiologico, che non deve in alcun modo provocare dolore o disagio fisico.

In ambito medico, con il termine di “stitichezza” si definisce il rallentamento della progressione degli alimenti digeriti all’interno del colon fino ad arrivare all’ampolla rettale.

Nella maggior parte dei casi si tratta di un problema di propulsione derivante dal rallentato transito del materiale digerito, mentre soltanto in alcuni casi si parla di stipsi da espulsione, secondo cui il paziente non riesce a evacuare pur avendo formato feci morbide e spugnose.

I problemi legati alla stipsi possono essere quindi di tipo meccanico (quando la contrazione peristaltica delle anse intestinali non è sufficiente per spingere le feci verso l’ano), oppure chimico.

Le dinamiche che stanno alla base della produzione del materiale fecale dipendono dall’anatomia dell’intestino crasso, che è la porzione in cui gli alimenti ormai digeriti devono cedere i principi attivi al sangue e concentrare le scorie che devono essere eliminate.

La funzione primaria del colon è appunto quella di riassorbire la parte liquida derivante dai processi digestivi ed eliminare quella solida: tale funzione dipende dal controllo del sistema nervoso enterico, che agisce in perfetta autonomia.

Nella produzione delle feci entra in gioco la supervisione della serotonina, un ormone in grado di monitorare il funzionamento della muscolatura del colon.

Gli stimoli esterni recepiti dal sistema nervoso enterico possono provocare un’accelerazione o un rallentamento del transito intestinale: la seconda possibilità è responsabile dell’insorgenza di stipsi, occasionale o cronica.

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La sintomatologia più tipica della stipsi consiste nell’incapacità di eliminare quotidianamente i prodotti di scarto della digestione, che una volta accumulati nell’ampolla rettale, devono poi essere emessi.

Quando una simile funzione fisiologica viene portata a termine con una frequenza limitata (una o due volte alla settimana), si parla di stitichezza cronica, mentre se l’evacuazione avviene ogni 10-12 giorni, si parla di stipsi ostinata.

Oltre all’impossibilità di evacuare, il paziente stitico presenta altri sintomi come:

  • rallentamento della digestione;
  • sensazione di peso addominale;
  • gonfiore della pancia;
  • malessere generalizzato;
  • crampi addominali;
  • disappetenza e nausea.

Per diagnosticare questo disturbo è indispensabile escludere l’ipotesi di patologie del colon che ostruiscono il lume del canale alimentare, impedendo il transito dei residui.

Stitichezza: cause

In assenza di specifiche patologie che possono provocare l’insorgenza di stipsi occasionale o cronica, le sue cause scatenanti sono di vario tipo, e precisamente:

  • alimentazione inadeguata in quanto povera di fibre (solubili e insolubili), di cibi integrali, di frutta e verdura, di legumi e di cereali;
  • disidratazione provocata dall’introduzione di insufficienti quantitativi di liquidi che provocano un progressivo depauperamento dei liquidi intercellulari;
  • diete dimagranti, poiché la mancata varietà dei nutrienti può determinare squilibri idrico-salini, che si riflettono anche sull’alvo intestinale;
  • sedentarietà, che incide sulla motilità intestinale rallentando e modificando la fase propulsiva della peristalsi verso l’ampolla rettale;
  • compressione del colon, che può derivare dalla presenza di gas ristagnanti dovuti allo sviluppo di meteorismo e flatulenza;
  • modificazioni ormonali che contribuiscono a rilassare la muscolatura liscia dell’apparato digerente;
  • sindrome del colon irritabile, che si distingue per una ciclica alternanza tra stipsi e diarrea;
  • gravidanza, quando il colon viene compresso dal contatto con l’utero e quindi subisce uno schiacciamento meccanico;
  • fattori psico-emotivi, che possono provocare modificazioni di contrattilità della muscolatura liscia che di conseguenza non è in grado di spingere le feci verso l’ano;
  • alterazioni funzionali del colon, che non riesce a svolgere correttamente le sue funzioni di assorbimento di acqua e minerali durante il transito intestinale.

Di solito si parla di stitichezza quando uno o più di questi sintomi sono presenti per più di 4-6 settimane e di conseguenza la quantità e la qualità delle feci risulta fortemente compromessa.

Quando si verifica un eccessivo riassorbimento idrico oppure se il materiale fecale ristagna troppo a lungo nell’ampolla rettale, può crearsi un ostacolo fisico all’emissione delle feci, derivante da varie cause.

È possibile infatti che l’apertura anale sia bloccata dalla presenza di un fecaloma (ammasso di feci completamente disidratate): in una simile situazione l’unico provvedimento utile è quello di stimolare manualmente l’emissione delle feci.

Un’altra causa della stipsi è riconducibile alla perdita di tonicità muscolare dell’apparato digerente, derivante da anomale comunicazioni con il sistema nervoso centrale (sindrome neurologica).

In questi casi il materiale fecale può essere normale, ma l’intestino non ha la forza di spingerlo all’esterno e quindi la stitichezza può risultare definitiva. 

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Stitichezza: rimedi

Perché sia efficace, il trattamento della stitichezza deve eliminare prima di tutto i fattori eziologici che la producono: la stipsi di per sé è infatti soltanto un sintomo, collegato a diversi tipi di malattie.

È sempre sconsigliabile ricorrere a terapie farmacologiche poiché i lassativi di sintesi (purganti) presentano numerose controindicazioni ed effetti collaterali e soprattutto provocano una progressiva assuefazione del soggetto che è costretto ad assumere dosaggi sempre maggiori di purganti per ottenere risultati soddisfacenti.

All’origine della stitichezza non esiste un disturbo specifico, per cui spesso può essere sufficiente modificare lo stile di vita senza ricorrere a terapie di nessun tipo.

La fitoterapia offre l’opportunità di migliorare notevolmente il disturbo senza provocare effetti collaterali né assuefazione.

La dieta, che svolge una funzione di estrema rilevanza per affrontare la stitichezza, deve essere ricca di fibre insolubili contenute negli alimenti vegetali: esse, assorbendo rilevanti quantitativi di acqua, contribuiscono ad aumentare il volume delle feci che diventano abbondanti, morbide e ben formate.

Grazie all’aumento della massa fecale, anche la velocità di transito intestinale viene accelerata e l’assorbimento de nutrienti diminuisce.

Per facilitare l’evacuazione è consigliabile utilizzare regolarmente fermenti lattici associati a probiotici, due rimedi che permettono di potenziare il microbioma e di regolarizzare i processi digestivi.

In questo modo l’assorbimento e l’assimilazione dei nutrienti risultano efficaci, così come l’eliminazione delle scorie avviene in breve tempo e soprattutto senza alterare la mucosa rettale.

L’integrazione di probiotici favorisce lo sviluppo di una flora eubiotica bifidogena, efficace non soltanto per regolarizzare l’alvo intestinale ma anche per potenziare le risposte immunitarie.

Un corretto regime dietetico anti-stitichezza comprende due grandi categorie di alimenti:

  • quelli da evitare, come riso, agrumi, frutti di bosco, tè e banane. Si tratta infatti di alimenti astringenti che ostacolano la formazione di feci idratate e morbide;
  • quelli da consumare senza limite, come cereali integrali, avena, crusca, semi di lino, prugne secche, kiwi, carote, carciofi, broccoli e brodo di carne.

Bevendo un bicchiere di acqua tiepida appena alzati si può stimolare l’attività intestinale, preparando l’organo all’introduzione di integratori e rimedi naturali.

I rimedi più efficaci contro la stitichezza sono rappresentati dalle fibre alimentari, dato che esse contengono una serie di molecole che l’organismo umano non è in grado di digerire.

Pertanto le fibre alimentari, pur non essendo un vero e proprio purgante, sono dotate di una simile funzione poiché assorbono acqua e contribuiscono ad aumentare il volume delle feci, nutrono i microrganismi eubiotici, producono gas che distendendo le pareti dell’intestino le fanno contrarre facendo avanzare il materiale fecale.

L’insieme di queste reazioni provoca una notevole funzione prebiotica, la regolazione di frequenza delle evacuazioni, il miglioramento del transito fecale e l’ottimizzazione dell’assorbimento dei nutrienti.

Gli integratori alimentari per la stitichezza contengono fibre solubili e insolubili oppure fibre viscose o non viscose.

Stitichezza rimedi naturali

Gli integratori naturali per la stitichezza, oltre a contenere fibre solubili e insolubili, vengono formulati con estratti di piante officinali come la malva, lo psillium e il lino, che a contatto con i liquidi intestinali formano delle mucillagini che da un lato ammorbidiscono le feci e d’altro lato ne aumentano il volume.

Tra i principali rimedi naturali contro la stipsi vi sono:

  • finocchio;
  • tarassaco;
  • cumino;
  • cicoria;
  • carciofo;
  • boldo.

Si tratta di piante dotate di proprietà colagoghe e coleretiche, in grado di stimolare la sintesi di bile da parte delle cellule epatiche; esse inoltre si comportano come elementi carminativi capaci di ridurre meteorismo e flatulenza.

Altri prodotti efficaci contro questo disturbo sono:

  • frangula;
  • rabarbaro;
  • senna;
  • aloe vera.

Essi devono essere assunti soltanto saltuariamente e in caso di stitichezza ostinata e cronica, si tratta infatti di preparati fitoterapici contenenti eterosidici antrachinonici, che agiscono a livello delle pareti muscolari dell’intestino crasso stimolandone la peristalsi.

I lassativi antrachinonici, pur essendo prodotti naturali, non devono essere utilizzati in gravidanza poiché potrebbero provocare contrazioni della muscolatura liscia uterina.

In natura esistono anche alcuni funghi utili contro la stipsi, che pur svolgendo un’azione blandamente lassativa, non interagiscono con il controllo nervoso della peristalsi.

I semi di lino sono considerati gli integratori alimentari più efficaci contro la stitichezza poiché a contatto con i liquidi intestinali si gonfiano e aumentano di volume fino a tre volte le loro dimensioni, formando una mucillagine densa e viscosa che miscelandosi alle scorie fecali le rende voluminose, morbide e facilmente eliminabili.

Lo psillium viene considerato un lassativo meccanico poiché a contatto con i liquidi intestinali può produrre un gel capace di aumentare la quantità della massa fecale e di ammorbidire il suo contenuto.

Un simile effetto lubrificante è efficace non soltanto per migliorare la stitichezza ma anche per facilitare l’evacuazione in presenza di emorroidi e ragadi anali.

La malva è una pianta officinale che contrasta le infiammazioni intestinali poiché contiene mucillagini ad azione protettiva e antiflogistica.

Il mirtillo è un frutto contenente elevate concentrazioni di composti antiossidanti che migliorano il transito intestinale contrastando lo stress ossidativo tipico dei processi fermentativi.

Frangula e senna agiscono direttamente sulla peristalsi incentivando la contrazione muscolare e potenziando la propulsione del materiale fecale.

Quando la stitichezza dipende da fenomeni tensivi, soprattutto di natura nervosa, può essere utile impiegare estratti di camomilla, melissa e verbena, piante dotate di azioni miorilassanti, sedative e calmanti, che facilitano l’evacuazione soprattutto in persone stressate e ansiose.

Un integratore di largo impiego è la crusca, che si ricava dalla cariosside dei cereali, e che aumenta la massa fecale; la gomma di guar, ricca di galattomannani, facilita l’emissione di feci morbide e voluminose, grazie alla sua componente mucillaginosa.

Anche l’agar agar, che viene estratto dalle alghe, può facilitare l’emissione del materiale fecale; una sostanza di estrema efficacia è infine la pectina, contenuta nei tessuti vegetali di frutta e verdura, che può essere assunta come integratore alimentare insieme ad abbondanti quantitativi di acqua.

Cibi contro la stitichezza

Gli alimenti più indicati per contrastare la stitichezza sono:

  • frutta zuccherina;
  • verdura a foglia verde;
  • legumi;
  • cereali integrali;
  • ortaggi cotti e crudi;
  • prugne secche;
  • frutta secca;
  • confetture e marmellate;
  • frullati e centrifugati di frutta.

Stitichezza: cibi da evitare

Gli alimenti da evitare sono tutti quelli astringenti come agrumi, aceto, riso raffinato, patate e alcuni frutti, come nespole, frutti di bosco e ananas.

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