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Selenio: Che Benefici Porta? Serve Veramente Integrarlo?

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Classifica dei migliori prodotti con selenio

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Selenio

Il selenio è un elemento chimico indicato dal simbolo Se, con numero atomico 34, che appartiene alla categoria dei metalli.

Agli inizi degli anni ’60 esso venne studiato approfonditamente per i suoi collegamenti con l’alimentazione e con le funzioni della tiroide, due funzioni che sono influenzate dalle sue concentrazioni plasmatiche.

Due biochimici americani, Schwarz e Foltz, scoprirono che il selenio riveste un ruolo essenziale nella prevenzione di alcune patologie, soprattutto in quanto costituisce uno dei principali costituenti dell’aminoacido selenocisteina, un composto che fa parte di un selezionato gruppo di proteine ad alto valore biologico.

Il suo nome deriva da un vocabolo greco “selene” che significa “luna” in quanto, dopo essere stato sottoposto al processo di fusione, assume un aspetto argentato del tutto simile a quello appunto della luna.

Risale al 1996 l’interessante scoperta secondo cui un’adeguata integrazione di questo elemento nella dieta può contribuire alla prevenzione di alcune tipologie di tumori.

A livello biomolecolare esso è considerato un micronutriente essenziale, dato che l’organismo non è in grado di sintetizzarlo, ma deve introdurlo dall’esterno mediante i cibi oppure gli integratori.

Le principali fonti naturali che lo contengono sono:

  • carni di vario genere;
  • pesce soprattutto di mare;
  • frattaglie;
  • latte e latticini;
  • cereali;
  • frutta secca;
  • funghi;
  • frutta fresca;
  • legumi;
  • lievito di birra.

Tra le sue funzioni più vantaggiose per il corpo c’é quella di consentire l’eliminazione dei radicali liberi, soprattutto se viene assunto insieme alla vitamina E, che è un potente composto antiossidante.

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Sulla tiroide il selenio ha una funzione vitale in quanto stimola l’attività dell’enzima deiodinasi che è il responsabile della trasformazione dell’ormone T4 in T3.

La selenocisteina, un aminoacido con struttura simile alla cisteina, ma con selenio al posto dello zolfo, si è rivelata uno dei principali agenti attivatori della sintesi proteica, confermando pertanto l’indispensabile compito metabolico di questo metallo.

Nella pratica clinica esso trova impiego per la prevenzione di numerosi disturbi cardiaci e vascolari, dato che interagisce con le miocellule delle pareti vasali e cardiache.

È stato inoltre confermato il suo ruolo di cofattore biomolecolare utile per il controllo della pressione arteriosa.

Le principali funzioni biologiche di questo elemento si collegano alla sua elevata capacità di difesa cellulare contro lo stress ossidativo, che viene minimizzato già dopo poche assunzioni.

Il principale agente antiossidante contenente selenio è l’enzima glutatione-perossidasi, un composto catalizzante sulle reazioni di ossido-riduzione collegate al danno ossidativo.

Questo elemento fa parte anche della iodiotironina deiodasi, un altro enzima che trasforma l’ormone T4 in T3, ottimizzando la funzionalità tiroidea.

Le selenoproteine, che sono macromolecole peptidiche contenenti appunto selenio, partecipano attivamente alle reazioni immunitarie difensive dell’organismo.

A livello endocrino il selenio costituisce un cofattore importantissimo perché aumenta la sintesi di T3, che è la forma attiva dell’ormone tiroideo; proprio per questo motivo, una sua carenza può rappresentare un fattore predisponente all’ipotiroidismo.

Si pensa inoltre che simili deficit biologici possano provocare, in soggetti predisposti, l’insorgenza di forme autoimmuni di tiroidite, causate da una progressiva infiammazione ghiandolare.

Un processo del genere è probabilmente legato a un’intensificazione di flogosi quiescenti, che diventano attive nel momento in cui la concentrazione di selenio diminuisce al di sotto della soglia minima fisiologica.

La riduzione dell’attività enzimatica antiossidante selenio-dipendente contribuisce a peggiorare la situazione già notevolmente compromessa, per cui in questi casi diventa necessario provvedere a supplementare la concentrazione ematica dell’elemento.

L’impiego di integratori contenenti selenio si è rivelato utilissimo per incentivare le funzioni biologiche dei tireociti e di conseguenza della ghiandola.

Sono ormai numerose le conferme relative al fatto che deficit di selenio rappresentano un notevole fattore di rischio per l’insorgenza di alcune malattie neurologiche e cardio-vascolari, oltre che per l’aggravamento del diabete mellito.

a cosa serve il selenio

Un’altra conseguenza degli stati carenziali di questo elemento è relativa a modificazioni immunitarie, soprattutto collegata alle funzioni dei granulociti neutrofili.

Per garantire un corretto apporto di selenio all’organismo è necessario assumerne un dosaggio compreso tra 50 e 55 microgrammi al giorno, un quantitativo che in gravidanza aumenta fino a 60-70 microgrammi nelle 24 ore.

Non bisogna mai superare il valore di 400 microgrammi al giorno per evitare dannosi fenomeni di intossicazione alimentare.

Selenio: a cosa serve?

Allo stato elementare il selenio è considerato un elemento piuttosto raro che in natura si trova principalmente legato ad alcuni minerali; in tracce quantificabili, invece, è reperibile nei cosiddetti “composti selenati”, da cui è possibile isolare il composto mediante un processo di raffinazione.

Questa molecola è necessaria al funzionamento delle cellule viventi, tenendo conto che il suo contenuto nel corpo umano è compreso tra 13 e 20 milligrammi.

La sua funzione principale è di partecipare alla sintesi di enzimi antiossidanti (glutatione perossidasi e tireodossina reduttasi), il cui compito è quello di contrastare lo stress ossidativo.

È possibile trovare concentrazioni minime di selenio anche in altri catalizzatori biologici come deiodinasi e deiodasi, che monitorizzano il metabolismo della tiroide.

Grazie al suo ruolo fondamentale per l’omeostasi fisiologica, il selenio è diventato uno dei principali ingredienti di integratori alimentari vitaminici e multisalini, oltre che di alimenti dietetici, arricchiti e di cibi fortificati tra cui le famose patate al selenio.

Nell’organismo umano, esso è presente in due forme, che sono:

  • organica, come selenocisteina, selenometionina;
  • inorganica, come selenati e seleniti.

In forma organica, questo elemento è un cofattore enzimatico di tipo antiossidante, che svolge il compito di proteggere le membrane cellulari dall’attacco dei radicali liberi e dello stress ossidativo.

Esso è inoltre utilizzato dalla tiroide per aumentare la produzione di triiodotironina.

Un’ultima attività, di cui non è ancora stata certificata l’esatta intensità, è quella contro i metalli pesanti, soprattutto cadmio, mercurio e argento, la cui presenza viene minimizzata dal selenio.

Questo oligominerale viene considerato un micronutriente vantaggioso sia per gli organismi animali che vegetali.

Operando in sinergia con la vitamina E, il selenio viene potenziato a combattere lo stress ossidativo sulle membrane cellulari, per migliorare le funzioni metaboliche della cellula.

Sotto forma organica, questo elemento è contenuto in molte proteine su cui svolge una potente attività antiossidante.

L’aumento della sua assunzione con la dieta può risultare fondamentale per ridurre la tossicità di alcuni metalli contaminanti, come il mercurio.

I meccanismi biologici mediante cui il mercurio si comporta da sostanza tossica dipendono dall’inibizione irreversibile di enzimi contenenti selenio, che agiscono prevalentemente sul cervello e sulle ghiandole endocrine.

Nel mondo vegetale, il selenio esercita un’azione difensiva nei confronti del tasso di inquinamento atmosferico e ambientale, infatti alcuni vegetali vengono considerati indicatori biologici poiché in assenza di selenio il terreno non consente un loro normale accrescimento.

Grazie alle sue capacità protettive nei confronti dell’ossidazione cellulare, questo composto viene considerato un rimedio d’elezione nei confronti di numerose patologie cardiovascolari e della tiroidite di Hashimoto.

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Selenio negli alimenti

Il selenio è presente soprattutto nei seguenti cibi:

  • pesci marini;
  • frutti di mare;
  • frattaglie;
  • frutta secca;
  • ortaggi (soprattutto cavoli, broccoli, cetrioli, cipolla e aglio);
  • lievito di birra;
  • uova;
  • pomodori;
  • cetrioli;
  • noci del Brasile;
  • tonno a pinna gialla;
  • sardine;
  • gamberetti;
  • prosciutto crudo;
  • fegato di manzo;
  • pollo;
  • tacchino.

Anche alcuni funghi contengono questo elemento con una concentrazione proporzionale al tipo di terreno su cui si sono sviluppati.

Negli alimenti questo composto è presente sotto forma di amminoacidi solforati come seleniocisteina e seleniometionina, mentre negli integratori solitamente è associato alla vitamina E, ad alcuni sali minerali e alla vitamina C.

Questo elemento chimico, che agisce principalmente come antiossidante, consente di rompere i legami chimici che porterebbero alla formazione dei radicali liberi.

Se assunto in dosaggi adeguati, il selenio svolge alcune proprietà accessorie, che sono:

  • migliorare le funzioni mnemoniche;
  • migliorare la fluidità del sangue;
  • prevenire sintomi influenzali;
  • ottimizzare la salute di unghie e capelli;
  • potenziare l’immunità, soprattutto nei confronti di batteri e virus.

Alcuni pazienti affetti da neoplasia alla vescica, alla prostata e ai polmoni, hanno mostrato una remissione dei sintomi in seguito ad assunzione continuativa di integratori alimentari a base di selenio.

Per introdurre con la dieta quantitativi utili di questo elemento, è consigliabile orientarsi verso verdure coltivate su terreni ricchi di selenio, che tra l’altro preservano i vegetali dall’attacco di parassiti.

Questo nutriente essenziale, che si occupa di contrastare lo stress ossidativo e di eliminare i radicali liberi, basa il suo meccanismo d’azione sul potenziamento dei processi immunitari, verso i quali si serve anche dell’attività dello zinco.

Nel corpo umano la sua più alta concentrazione è localizzata a livello della muscolatura scheletrica e in minima parte nel sangue.

L’assunzione, che avviene attraverso gli alimenti, in genere non è sufficiente a coprire il fabbisogno, per cui è sempre opportuno supplementare questo apporto mediante l’assunzione di integratori alimentari.

Infatti, il quantitativo di selenio assunto con l’alimentazione varia secondo criteri quantitativi e qualitativi.

Nei cibi di origine animale la sua concentrazione si mantiene stabile, mentre in quelli vegetali può cambiare in base al tasso di idratazione.

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Quanto selenio al giorno?

Il dosaggio medio giornaliero per un soggetto adulto in buone condizioni di salute è compreso tra 55 e 60 microgrammi, fino a un massimo di 70 microgrammi per la donna in gravidanza.

I bambini dovrebbero assumere da 15 a 20 microgrammi al giorno, mentre gli atleti sottoposti ad allenamento possono arrivare fino a 150 microgrammi al giorno.

Carenza di selenio: sintomi

La carenza di selenio può provocare alcune patologie causate dall’innalzamento dei radicali liberi, tra cui soprattutto sindromi infiammatorie e disturbi degenerativi come cardiomiopatie, artrosi deformante, ipertensione arteriosa e diabete scompensato.

Stati carenziali di selenio sono collegati inoltre al peggioramento dell’ipotiroidismo e a fenomeni di immunodeficienza acquisita.

Condizioni del genere sono molto frequenti in pazienti affetti da malattie intestinali collegate a fenomeni di malassorbimento: sono soprattutto quelli sottoposti a nutrizione parenterale a sviluppare stati carenziali di selenio, che sono tipici dei grandi anziani (oltre 85 anni).

Anche i vegetariani, se si nutrono di ortaggi provenienti da terreni poveri di selenio, possono sviluppare sindromi carenziali di vario genere.

Il deficit di selenio ha quindi ripercussioni su tutto l’organismo, anche se si tratta di una condizione piuttosto rara poiché è sufficiente un’alimentazione varia, sana e bilanciata per impedire che insorgano simili condizioni.

Bisogna ricordare che questo elemento interagisce soprattutto con la vitamina E, con lo iodio, con il rame e con lo zinco.

I sintomi della carenza di selenio sono collegati a disfunzioni cardiache, a sindromi infiammatorie e a fenomeni di invecchiamento precoce, condizioni comunque reversibili e risolvibili utilizzando un’adeguata dose di integratori alimentari.

Secondo alcune ricerche epidemiologiche, potrebbe esistere un collegamento tra carenza di selenio e diabete mellito e tubercolosi.

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Zinco e selenio

Zinco e selenio sono due elementi che svolgono una funzione essenziale per l’organismo, sia per rinforzare le difese immunitarie, sia per stimolare il metabolismo degli ormoni tiroidei e migliorare le funzioni cardiovascolari.

Rimedi a base di questi due composti contribuiscono a prevenire alcune forme neoplastiche come il tumore della prostata e quello alle ovaie.

Spesso associati a probiotici e a complessi multivitaminici, zinco e selenio controllano la sintesi proteica di numerosi enzimi antiossidanti e contrastano gli effetti dannosi dei metalli pesanti.

È nota inoltre la loro azione contro la sterilità maschile e femminile, contro l’invecchiamento cutaneo e per contrastare il morbo di Alzheimer.

Migliorando il sistema immunitario viene dimezzato il tempo di guarigione, soprattutto nei confronti di patologie causate da stress ossidativo.

Questi due rimedi sono inoltre efficaci verso i disturbi premestruali, la dismenorrea e mestruazioni troppo abbondanti; in gravidanza infine essi promuovono un armonioso sviluppo dell’embrione.

Selenio e tiroide

La tiroide è una ghiandola endocrina posizionata nella parte anteriore del collo, che controlla praticamente tutte le funzioni vitali monitorandone il metabolismo.

Esiste una stretta relazione tra concentrazione ematica di iodio e produzione degli ormoni tiroidei, infatti minore è la disponibilità del metallo, più bassa è la concentrazione di T3 e T4.

Se lo iodio è un minerale indispensabile per la funzionalità tiroidea, anche il selenio deve essere presente in concentrazioni fisiologiche per consentire un corretto funzionamento della ghiandola.

Principalmente noto per le sue funzioni antiossidanti, il selenio è un costituente integrante dell’enzima glutatione perossidasi, deputato all’eliminazione dei radicali liberi dello stress ossidativo.

T3 e T4 sono i due ormoni prodotti dalla tiroide, così denominati in rapporto al numero di atomi di iodio contenuti nella loro struttura.

La triiodotironina (che contiene tre atomi di iodio) rappresenta la forma attiva degli ormoni tiroidei, ed è molto più funzionale rispetto alla tiroxina (T4).

Il selenio, sotto forma di seleniocisteina, costituisce una parte integrante degli enzimi desiodasi, responsabili della conversione da T4 a T3.

Proprio per questo motivo esiste una stretta correlazione tra la concentrazione di selenio nel sangue e il metabolismo tiroideo.

Stati carenziali anche non particolarmente gravi, possono provocare lo sviluppo di ipotiroidismo, di tiroiditi autoimmuni e di patologie endocrine generalizzate.

La base biologica di questi disturbi dipende dal ruolo del selenio a livello degli ormoni tiroidei, in associazione alle sue proprietà antiossidanti e antiradicaliche.

La maggior parte delle tiroiditi si genera infatti da flogosi dei tireociti, per cui l’assunzione di composti antinfiammatori può limitare moltissimo l’insorgenza di queste malattie.

Selenio: controindicazioni

Pur essendo un elemento ben tollerato poiché dotato di un’ottima compatibilità biologica, il selenio può tuttavia provocare l’insorgenza di alcuni effetti collaterali, soltanto in seguito a sovradosaggio.

In questi casi i sintomi più comuni sono i seguenti:

  • caduta dei capelli;
  • fragilità delle unghie;
  • disappetenza;
  • nausea e vomito;
  • dispepsia;
  • dolori addominali;
  • danni neurologici;
  • astenia muscolare;
  • stress e irritabilità.

In casi particolarmente gravi, possono subentrare edema polmonare e cirrosi epatica.

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