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Intestino Irritabile: Scopri Come Calmarlo e Sentirti Bene

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Intestino irritabile

L’intestino irritabile è un disturbo molto diffuso nella popolazione prevalentemente adulta, che non presenta una natura infiammatoria, ma che riguarda piuttosto la motilità delle anse.

La principale conseguenza si traduce in un’alternanza tra stitichezza ed episodi di diarrea, dato che le normali funzioni di assimilazione dei nutrienti e dell’acqua risultano alterate in maniera significativa.

Non essendo di natura flogistica, un simile disturbo non contribuisce a modificare la struttura della mucosa, per cui il quadro sintomatologico può essere controllato agevolmente soltanto modificando il regime alimentare e assumendo specifici integratori.

Quando l’intestino non si comporta in maniera fisiologica, possono insorgere alcuno problemi collegati alle sue tre funzioni principali, che sono:

  • digestione;
  • assorbimento;
  • assimilazione.

Dopo che i cibi sono stati introdotti, subiscono un’immediata trasformazione da parte degli enzimi catalitici contenuti nella saliva, la cui azione è incentrata soprattutto sui carboidrati.

In un secondo tempo il materiale alimentare, dopo aver attraversato la faringe e l’esofago, passa allo stomaco, dove entra in azione il succo gastrico fortemente acido e in grado di digerire anche altre sostanze.

Quando arriva a livello intestinale, il cibo è ormai quasi del tutto digerito, anche se si deve completare il processo di demolizione di proteine e lipidi, che sono gli elementi più impegnativi da digerire.

Nell’ultimo tratto intestinale viene completata la digestione vera e propria è hanno inizio i processi di assorbimento delle sostanze nutritive utili all’organismo.

Come ultima fase si verifica l’assimilazione di acqua e sali minerali, che costituiscono l’ultima fase del processo digestivo prima della formazione del materiale fecale.

La vera denominazione dell’intestino irritabile è colon irritabile, in riferimento alla porzione anatomica dell’intestino crasso maggiormente colpita da questo disturbo.

Infatti è proprio a livello del colon che le anse subiscono maggiormente i processi di alterata peristalsi, provocati da un anomalo comportamento dei recettori propriocettivi del sistema nervoso centrale.

Una delle principali concause dell’intestino irritabile è costituita dall’accumulo di gas nelle anse, con insorgenza di crampi addominali di tipo tensivo: si tratta del meteorismo, spesso associato ad aerofagia gastrica.

I pazienti affetti da questo disturbo spesso sono colpiti da coliche particolarmente dolorose in seguito a stimoli anche minimi come ad esempio l’introduzione di cibi freddi, come i gelati.

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Pur essendo un disturbo comunissimo nella popolazione adulta in quanto presenta il massimo picco epidemiologico tra i 25 e i 45 anni, l’intestino irritabile può colpire soggetti di qualsiasi età anche nella prima infanzia.

La caratteristica discriminante di questa malattia è relativa al fatto che dal punto di vista istologico le pareti intestinali sono integre, poiché non sussistono alterazioni delle cellule mucose che rivestono il canale alimentare.

La definizione di “intestino irritabile” si riferisce alla particolare sensibilità di questo organo, che soprattutto a livello del colon reagisce in maniera eccessiva a stimolazioni di vario tipo, tra cui:

  • variazioni di temperatura (alimenti troppo caldi o troppo freddi);
  • alterazioni del pH intestinale (cibi molto acidi);
  • volume di alimenti introdotti (che non deve essere troppo elevato);
  • influenza di stressor negativi (nervosismo, irritabilità e ansia);
  • carenze enzimatiche (responsabili dei processi fermentativi della digestione).

Intestino irritabile sintomi

I sintomi più caratteristici dell’intestino irritabile sono:

  • modificazioni dell’alvo, con alternanza tra stipsi e diarrea;
  • aerofagia e meteorismo, provocati da eccessivi processi fermentativi, spesso derivanti da una modificazione del microbioma;
  • atonia intestinale, che si traduce in un rallentamento dei movimenti peristaltici durante i processi digestivi;
  • coliche spastiche provocate dal funzionamento anomalo della muscolatura intestinale;
  • crampi addominali derivanti da stimolazioni anche di minima intensità;
  • diarrea, solitamente di tipo mucoso, che si presenta con una tipica colorazione giallastra a causa dell’abbondante presenza di pigmenti digestivi;
  • distensione addominale provocata da meteorismo e flatulenza;
  • dolore addominale alla palpazione, che si collega al ristagno di masse d’aria soprattutto a livello delle anse del colon, un fenomeno che prende il nome di addome a tamburo;
  • dolore generalizzato, che può riflettersi sui fianchi, sui reni e in tutto l’addome;
  • feci anomale che spesso assumono un particolare aspetto nastriforme poiché la loro genesi non prevede una corretta miscelazione delle scorie e dei prodotti di scarto;
  • gonfiore e gorgoglio addominale, sempre collegati a meteorismo e flatulenza;
  • mucorrea, che si traduce nella comparsa di muco trasparente oppure, in rari casi, giallastro, che ricopre parzialmente o totalmente le feci;
  • stitichezza e tenesmo rettale, spesso seguiti da prurito e bruciore anale.

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Indipendentemente dal numero e dall’intensità dei sintomi che caratterizzano l’intestino irritabile, quello più indicativo rimane sempre il dolore addominale che in assenza di lesioni organiche rilevabili, viene imputato alle modificazioni funzionali della muscolatura.

Questa condizione patologica, che colpisce circa il 20% dei soggetti adulti e adolescenti, non è associato a particolari complicazioni poiché non deriva da processi infiammatori e non provoca alterazioni morfo-funzionali delle mucose.

Tutt’ora non sono conosciute le precise cause di questa sindrome, per la quale non esistono specifici esami diagnostici.

Sindrome dell’intestino irritabile

Con la denominazione di “sindrome dell’intestino irritabile”, che può essere indicata anche come “IBS” (irritable bowel syndrome), ci si riferisce a un disturbo dell’attività muscolare intestinale secondo cui la contrazione e il rilassamento delle pareti perdono la loro fisiologica capacità di coordinazione.

Di conseguenza, si verifica un aumento delle contrazioni, che spingendo il cibo con eccessiva velocità, impediscono lo svolgimento della digestione aumentando i processi fermentativi e il meteorismo, e limitando l’assimilazione dei nutrienti.

Un simile comportamento si alterna a funzioni opposte, con un rallentamento del transito intestinale, responsabile della formazione di feci dure, secche e disidratate tipiche della stitichezza.

Proprio per questo motivo, la IBS viene diagnosticata prevalentemente quando il paziente alterna ciclicamente episodi di diarrea a periodi di stipsi.

Secondo le più recenti linee guida, l’ipotesi più accreditata prevede che questa sindrome derivi da una concomitanza di varie cause, confermandosi una malattia multifattoriale.

Tra le cause scatenanti più comuni vi sono:

  • predisposizione genetica;
  • eccessiva sensibilità viscerale;
  • profilo psicologico tendenzialmente ansioso-depressivo;
  • estrema reattività agli stimoli ambientali, soprattutto alimenti, farmaci e stress.

La malattia è molto più frequente nel sesso femminile (il doppio rispetto a quello maschile), con un quadro sintomatologico che si manifesta tra i 30 e i 45 anni.

Il vero sintomo discriminante della IBS è il dolore addominale che si caratterizza per le seguenti varianti

  • modificazione di intensità e di localizzazione;
  • alterazione della durata (può essere costante oppure occasionale);
  • distribuzione diffusa, maggiormente concentrata a sinistra e in basso;
  • aumento della percezione dopo i pasti, soprattutto se abbondanti, che tende a ridursi dopo la defecazione e può provocare dolore a livello toracico per la presenza di gas nella fessura splenica.

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Nelle donne i sintomi generalmente peggiorano durante il flusso mestruale e nei giorni che lo precedono, in particolare nelle pazienti affette da sindrome premestruale.

Un altro segnale tipico è costituito dall’alternanza tra stitichezza e diarrea, accompagnata dalla sensazione di non aver svuotato completamente l’intestino; è piuttosto frequente la presenza di muco nelle feci, ma non di sangue.

L’intensità di questi sintomi varia notevolmente da soggetto a soggetto, anche in rapporto alla componente caratteriale ed emotiva.

In circa il 50% dei pazienti la sindrome dell’intestino irritabile è peggiorata dal coinvolgimento dello stomaco, per cui si possono manifestare nausea, vomito e pirosi gastrica.

I sintomi che possono indirizzare verso la diagnosi di questo disturbo sono i seguenti:

  • alternanza ciclica tra stitichezza e diarrea;
  • modificazioni dell’aspetto delle feci (spesso nastriformi);
  • sensazione di evacuazione incompleta;
  • crampi addominali che si attenuano dopo l’evacuazione;
  • presenza di muco nelle feci;
  • sviluppo di gas intestinali;
  • difficoltà digestive (dispepsia);
  • bruciore retrosternale;
  • nausea e vomito;
  • calo ponderale.

A seconda della gravità dei sintomi, la sindrome dell’intestino irritabile deve essere curata in maniera differente:

  • nel 70% dei pazienti in cui i sintomi sono lievi ed occasionali, è sufficiente rivolgersi al proprio medico di base;
  • nel 25% dei pazienti, quando i sintomi sono di media intensità e con tendenza a cronicizzarsi, è preferibile contattare uno specialista in gastroenterologia;
  • soltanto il 5% dei pazienti, in cui i sintomi sono gravi e costanti e invalidanti, è indispensabile ricorrere al supporto terapeutico di centri specialistici.

Questa malattia non evolve in forme neoplastiche né infiammatorie, come rettocolite ulcerosa o morbo di Crohn.

È comunque sempre consigliabile rivolgersi al medico se i sintomi tendono a peggiorare e si accompagnano a una stanchezza eccessiva e anormale, quando si nota un calo ponderale e una diminuzione di appetito.

Menopausa e intestino irritabile

Le donne in menopausa che soffrono di intestino irritabile devono fare in modo che la carenza di estrogeni non incida eccessivamente sulle funzioni digestive.

Come è noto, in menopausa insorgono disturbi collegati al rallentamento del metabolismo, alla minore lipolisi e alla formazione di pannicoli adiposi spesso localizzati a livello viscerale.

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L’insieme di queste concause contribuisce a peggiorare notevolmente i sintomi dell’intestino irritabile, poiché i movimenti peristaltici vengono ostacolati sia a livello meccanico per la presenza dei pannicoli adiposi, sia funzionalmente per la minore forza contrattile della muscolatura (innescata dalla mancanza di estrogeni).

Per questo motivo è necessario intervenire tempestivamente alle prime manifestazioni sintomatologiche, per limitare le conseguenze.

Ad oggi non esiste una cura risolutiva che consente di guarire dall’intestino irritabile in menopausa, ma piuttosto è possibile cercare di gestire al meglio i sintomi per migliorare la qualità della vita.

Per raggiungere un simile obiettivo è consigliabile associare uno specifico regime dietetico all’assunzione di integratori alimentari, formulati principalmente con estratti naturali ad azione miorilassante, lenitiva e calmante.

Potrebbe essere necessario fare più tentativi prima di trovare un equilibrio soddisfacente per la donna, che in menopausa soffre di numerosi disturbi.

Per quanto riguarda lo stile di vita, è consigliabile evitare la sedentarietà, che oltre a provocare un aumento di peso corporeo, rallenta ulteriormente le reazioni metaboliche.

Una regolare pratica sportiva quotidiana è utile non soltanto a livello cardiovascolare ma anche per la gestione della sindrome del colon irritabile, soprattutto nelle forme a prevalenza di stitichezza, oppure quando è indispensabile scaricare tensioni nervose, stress e ansia.

Intestino irritabile: cura

La sindrome dell’intestino irritabile può essere curata mediante un approccio multifattoriale che prevede l’associazione tra programmi dietetici predefiniti e assunzione di integratori, costituiti soprattutto da probiotici e da fermenti lattici.

Questi rimedi sono formulati con microrganismi simbionti, capaci di colonizzare l’intestino e di favorire una corretta digestione dei cibi, supportando il funzionamento della flora batterica intestinale.

Molti prodotti contengono anche notevoli concentrazioni di fibre solubili e insolubili, il cui impiego è indispensabile in caso di stitichezza occasionale o cronica.

Tra i vari principi attivi utilizzati nella produzione di integratori del genere, vi sono:

  • numerosi tipi di resine che agiscono da aggreganti sul materiale fecale;
  • polisaccaridi di varia natura, tra cui inulina e pectina, che svolgono la loro attività per regolarizzare l’alvo intestinale;
  • polifenoli, che agiscono come efficaci antiossidanti per contrastare lo stress ossidativo;
  • alcuni estratti vegetali tra cui finocchio, cumino, rabarbaro e anice, che velocizzano e migliorano i processi digestivi.

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Negli integratori di questo tipo è sempre presente una notevole concentrazione di probiotici, il cui ruolo è quello di aumentare la flora batterica intestinale di tipo eubiotico, che contribuisce a regolarizzare le funzioni dell’alvo.

I fermenti lattici vivi, che rappresentano una quota indispensabile di elementi vantaggiosi per l’intestino, sono associati ad alcuni minerali come zinco, rame, cromo e manganese, e sostanze benefiche come la gomma di guar e il simeticone.

Altri principi attivi di tipo vegetale, che possono rivelarsi un valido supporto per contrastare la sindrome del colon irritabile, sono psillium, zenzero e pepe di cayenna.

Per potenziare il loro meccanismo d’azione vengono aggiunti lieviti (Lactobacillus acidophilus, Rhamosus paracasei, Bifidobacterium lattei e Streptococcus termophilis), a cui possono essere aggiunti vitamina B6, vitamina B2, zinco, rame e ferro.

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La relazione tra la sindrome del colon irritabile e il regime alimentare è molto stretta, poiché una corretta scelta dei nutrienti funziona non soltanto per attenuare i sintomi ma anche per prevenire la loro comparsa.

L’eziologia dell’IBS è strettamente collegata a una componente nervosa piuttosto incisiva, per cui qualsiasi approccio terapeutico ne deve tenere conto.

Alcuni meccanismi che vengono compromessi da questa malattia sono:

  • produzione di serotonina (che agisce sulla contrazione muscolare delle anse intestinali);
  • vasocostrizione del circolo periferico;
  • regolazione immunitaria.

A causa della sua eziologia multifattoriale, questo disturbo non può essere curato ma solamente migliorato, mediante la dieta.

Quando la IBS è associata a stitichezza, la dieta più adeguata deve essere ricca di fibre, di frutta, verdura e carboidrati integrali, per consentire la formazione di feci morbide e idratate.

Se invece il sintomo predominante è la diarrea, un corretto regime alimentare deve essere impostato su carboidrati complessi, proteine animali e vegetali, e cibi adsorbenti sui gas intestinali, oltre a mucillagini e gelatine in grado di solidificare le feci.

Bisogna inoltre eliminare tutti gli alimenti irritanti o stimolanti, come cioccolata, caffè, alcol, spezie e cibi piccanti.

È necessario aumentare le fibre solubili, limitando quelle insolubili, e potenziare l’assunzione di probiotici, fermenti lattici e oligoelementi.

Particolare attenzione deve essere infine rivolta ad eventuali intolleranze alimentari come quella verso il glutine e il lattosio, che possono incidere in maniera significativa sul quadro sintomatologico dell’IBS.

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