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Ferro Pastiglie: Ecco Quali Portano Veramente dei Benefici

ferro pastiglie

Vuoi sapere quali sono le pastiglie di ferro veramente efficaci e sicure per te? Allora sei nel posto giusto! 

Di seguito trovi una tabella nella quale sono state inserite le migliori pastiglie di ferro del 2021, le loro principali caratteristiche e il link al sito ufficiale.

FERRO PASTIGLIE: LE MIGLIORI

succo di noni salugea

succo di noni
5/5

gloryfeel ferro

gloryfeel ferro
4/5

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3.5/5

ferplus

3.4/5

Classifica delle migliori pastiglie per il ferro

Di seguito invece trovi una lista completa di tutte le migliori pastiglie per il ferro presenti sul mercato:

Pastiglie di ferro

Presente sia in forma inorganica che organica (ionica), il ferro (Fe) rappresenta l’elemento più comune della terra, oltre a svolgere un fondamentale ruolo biologico, dato che entra nella costituzione di proteine, enzimi e citocromi.

Il suo ruolo principale è senza dubbio collegato al trasporto dell’ossigeno a livello dei globuli rossi (eritrociti), dove entra a far parte del gruppo EME dell’emoglobina.

Essendo contenuto soltanto in alcuni alimenti e quasi tutti di origine animale, è spesso necessario integrare la sua concentrazione ematica per mantenere stabile la sideremia nel sangue.

La vitamina C contribuisce a incentivarne l’assorbimento, che avviene a livello dell’intestino tenue e facilitato dal basso pH gastrico.

Il suo fabbisogno è differente nei due sessi, in quanto le donne richiedono un quantitativo superiore rispetto agli uomini sia a causa del ciclo mestruale, sia soprattutto in gravidanza e allattamento.

In età fertile, quindi, la popolazione femminile spesso necessita di un’assunzione periodica di pastiglie contenenti ferro, per scongiurare il rischio d’insorgenza di anemia sideropenica.

L’escrezione di questo elemento avviene tramite desquamazione cellulare degli epiteli e mediante feci, urina, sudore e bile.

Nei rari casi in cui la sua concentrazione ematica supera il valore di soglia fisiologica, si verifica un accumulo in alcuni organi (soprattutto il fegato), che prende il nome di siderosi, una tossicosi piuttosto grave.

L’organismo umano contiene circa 3-4 grammi di ferro, di cui il 75% è unito all’emoglobina mediante un legame di ossidazione e si distingue in due forme:

  • ferro emicoche è legato all’emoglobina (Hb) oppure alla mioglobina (Mb) sotto forma di ione ferroso (Fe2+), l’unica struttura in grado di trasportare in maniera reversibile le molecole d’ossigeno. Rappresenta oltre il 75% del valore totale;
  • ferro non emicoche è unito alle proteine di deposito, soprattutto alla ferritina, sotto forma di ione ferrico (Fe3+), e che si accumula nel fegato, nella milza e nel midollo osseo. Rappresenta il 25% del valore totale.

Questo elemento è indispensabile per alcune funzioni vitali, che sono:

  • sintesi dell’emoglobina;
  • sintesi della mioglobina;
  • sintesi del collagene;
  • processi respiratori cellulari;
  • sintesi degli acidi nucleici;
  • fissazione biologica dell’azoto nelle cellule;
  • trasferimento di elettroni nei citocromi.

le pastiglie di ferro fanno ingrassare

Il suo fabbisogno giornaliero, secondo quanto affermano le tabelle della LARN (Livelli di Assunzione raccomandati dei Nutrienti) è pari a 10 milligrammi giornalieri per uomo e donna non fertile, mentre nel periodo di fertilità, questo indice aumenta a 18 milligrammi.

La sua presenza è massima soltanto in alcuni nutrienti di origine animale, che sono:

  • frattaglie;
  • carne rossa;
  • molluschi;
  • alcuni pesci;
  • crostacei;
  • tuorlo d’uovo.

Gli alimenti di origine vegetale che contengono quantità significative di ferro sono i seguenti:

  • legumi;
  • frutta secca;
  • tofu;
  • ortaggi a foglia verde;
  • melassa.

Bisogna tenere conto del fatto che, dopo la cottura, l’elemento si disattiva e pertanto nel regime dietetico sarebbe buona norma introdurre notevoli quantitativi di ortaggi freschi.

L’elemento viene assorbito lentamente durante i processi digestivi, poiché il suo metabolismo è strettamente correlato alla forma presente nel sangue: infatti quella emica è più facilmente metabolizzabile.

Questa condizione dipende anche dal fatto che lo ione ferroso (presente nei cibi di origine animale) viene assimilato meglio rispetto allo ione ferrico, contenuto in quelli vegetali, dove la concomitante azione degli ossalati riduce ulteriormente il suo metabolismo.

Il pH acido dello stomaco facilita l’assorbimento del ferro, che si realizza a livello dell’intestino tenue (duodeno e digiuno), cioè subito dopo aver attraversato la barriera gastrica, mediante un processo attivo o passivo.

Il primo richiede un notevole dispendio energetico, mentre il secondo si realizza senza consumare energia e pertanto coinvolge la maggiore quota di sostanza.

La carenza di ferro è una condizione piuttosto diffusa che, a seconda del suo valore, può manifestarsi con sintomi più o meno gravi: in genere è sempre meglio non scendere sotto alla soglia fisiologica, perché le conseguenze coinvolgono gran parte degli apparati organici.

La causa più comune di un simile stato carenziale è imputabile a disordini alimentari, dato che l’elemento è contenuto in alcuni cibi che non sempre fanno parte della dieta.

Tutte le volte in cui la sua perdita non viene adeguatamente compensata, possono insorgere forme di anemia sideropenica dapprima asintomatiche e poi evidenti.

La sintomatologia ad esse collegata presenta uno stato generalizzato di astenia, malessere, cefalea, difficoltà respiratorie (affanno), tachicardia e aritmie con palpitazioni, disturbi vasomotori e nevralgie.

integratore ferro in pastiglie

In presenza di diarrea, di scarsa acidità gastrica o di emorragie, la sideremia tende a calare bruscamente e nel giro di pochi giorni può verificarsi uno stato patologico piuttosto intenso.

Una simile situazione può verificarsi in due casi, e precisamente:

  • carente introduzione;
  • eccessiva eliminazione.

L’alterazione del metabolismo del ferro, che può dipendere da questi due eventi, è provocata anche da difetti genetici oppure da disturbi metabolici.

Il ruolo del ferro nella prevenzione dei tumori è ambivalente, poiché da un lato la sua carenza è svantaggiosa per i pazienti oncologici, ma d’altro lato il suo eccesso può contribuire a stimolare la replicazione delle cellule cancerogene.

Tra le varie neoplasie collegate al metabolismo del ferro, quella più comune è il carcinoma intestinale al colon-retto.

Alcuni farmaci possono interagire con il meccanismo d’assorbimento del ferro, e precisamente:

  • anti-acidi (soprattutto la cimetidina);
  • antinfiammatori di tipo FANS;
  • alcuni antibiotico (come penicilline e tetracicline);
  • inibitori della COX1;
  • alcuni minerali;
  • alcune vitamine.

È sempre consigliabile prevenire gli stati carenziali di ferro, dato che i disturbi ad essi collegati possono compromettere notevolmente la qualità della vita.

Pertanto sarebbe opportuno valutare periodicamente il valore della sideremia per poi impostare un programma di integrazione con rimedi specifici.

Gli integratori a base di ferro, infatti, scongiurano il rischio di carenze alimentari che, se non trattate in maniera adeguata e con tempestività, possono evolvere in forme anemiche

FERRO IN PASTIGLIE: LE MIGLIORI

succo di noni salugea

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5/5

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3.4/5

Le pastiglie di ferro fanno ingrassare?

Esistono alcuni fattori di rischio, responsabili della maggiore vulnerabilità degli individui a sviluppare stati carenziali di ferro, e cioè:

  • sesso femminile a causa delle perdite mensili di sangue con le mestruazioni;
  • gravidanza e allattamento;
  • steatorrea intestinale, che contribuisce a ridurre l’assorbimento del ferro;
  • diarrea cronica, che provoca un aumento esponenziale di eliminazione del ferro;
  • ipocloridria gastrica, che non facilita l’assorbimento dell’elemento a livello dello stomaco;
  • impiego di farmaci anti-acidi, che innalzano il pH gastrico;
  • celiachia, che peggiora l’assorbimento della molecola;
  • dieta vegetariana, che minimizza i quantitativi di ferro assimilati;
  • intensa attività sportiva, che aumenta il consumo di ferro;
  • sangue dal naso, che potenzia l’eliminazione del composto;
  • ulcera gastrica oppure duodenale, che aumenta l’eliminazione del ferro;
  • alcuni medicinali, come aspirina e anti-coagulanti, che inibiscono l’assorbimento della molecola;
  • ernia iatale, che stimola il reflusso gastro-esofageo;
  • polmonite, che provoca stati anemici indiretti;
  • presenza di vermi intestinali (soprattutto ossiuri), che alterano il metabolismo dell’elemento;
  • patologie renali, che modificano il riassorbimento del ferro;
  • patologie epatiche e prostatiche.

In tali condizioni la carenza di ferro può rimanere silente anche per molto tempo, per poi manifestarsi con evidenza soltanto quando la sideremia scende ,molto al di sotto del valore fisiologico.

Il paziente di solito avverte dapprima un malessere generalizzato, che poi si concretizza in segnali più chiari e identificativi dell’anemia sideropenica.

Gli integratori a base di ferro possono essere assunti sia in fase anemica conclamata, sia come prevenzione per scongiurare la sua insorgenza.

Simili rimedi si rendono necessari quando l’apporto di ferro mediante l’alimentazione non è sufficiente e quindi nel tempo l’organismo diventa carente del composto.

Non è sempre facile identificare una situazione del genere e proprio per questo motivo è consigliabile effettuare almeno una volta all’anno un esame completo del sangue con sideremia.

Gli integratori che trovano maggiore impiego sono quelli a base di sali organici ferrosi (Fe2+), come solfato ferroso, succinato ferroso, gluconato ferroso, lattato ferroso e fumarato ferroso.

Si tratta di preparati in cui il ferro è in forma facilmente assimilabile e quindi può essere assorbito rapidamente e senza effetti collaterali: non bisogna dimenticare che questo elemento può provocare difficoltà digestive e dispepsia.

L’assunzione di composti del genere deve avvenire preferibilmente a stomaco vuoto, per migliorare l’assorbimento e ottimizzare i tempi di disponibilità.

Alcuni principi attivi farmacologici, come tetracicline, chinoloni e antiacidi possono interferire con l’assorbimento degli integratori e pertanto devono essere distanziati dal momento dell’assunzione.

Le pastigli di ferro non fanno ingrassare perché non provocano un aumento dell’appetito, ma fanno soltanto aumentare la massa muscolare in quanto facilitano la sintesi di mioglobina, che la proteina costitutiva dei muscoli.

pastiglie ferro naturali

Pertanto il corpo può subire un rimodellamento derivante dall’aumento della muscolatura che, com’é noto, è formata da proteine, ma è assolutamente priva di tessuto adiposo.

È invece vero il contrario, dato che è la carenza di ferro a provocare un aumento del grasso corporeo, che tende a formare i pannicoli adiposi.

Prima di assumere simili integratori è sempre necessario chiedere un parere al medico ed eseguire un pannello completo di esami ematochimici, tra cui sideremia e dosaggio della ferritina, che è la principale proteina trasportatrice del ferro.

Soltanto dopo che è stata diagnosticata una reale carenza di questo elemento si può impostare uno schema terapeutico con integratori al ferro.

Tenendo conto che nella stragrande maggioranza dei casi gli stati carenziali da ferro dipendono da una sua inadeguata introduzione e soltanto in qualche caso dall’eccessivo consumo, è importante stabilire preventivamente il fattore eziologico del problema.

Bisogna inoltre valutare il fatto che la percentuale di ferro contenuto nei cibi è piuttosto limitata e che per venire assorbito esso deve essere in forma ionica di ione ferroso e legato ad altri composti, che ne aumentano la bio-compatibilità.

Si tratta di fattori limitanti, la cui incidenza può condizionare molto il suo metabolismo, soprattutto in soggetti particolarmente vulnerabili, come anziani, gestanti oppure donne in fase di allattamento.

In questi casi è impossibile che le pastiglie a base di ferro provochino un aumento ponderale, ma anche in condizioni normali una simile probabilità è quasi azzerata.

Chi assume integratori con ferro deve comunque curare l’alimentazione, per consentire all’organismo di implementare la sua concentrazione anche in maniera nutritiva e non solo di supplemento.

Pastiglie di ferro: effetti collaterali

Le pastiglie a base di ferro devono essere assunte soltanto in casi di reale carenza dell’elemento e per periodi definiti, dato che l’accumulo del composto può provocare effetti collaterali e reazioni avverse.

Innanzi tutto chi soffre di disturbi digestivi è tenuto a riferirli al medico, soprattutto se riguardano stomaco e duodeno, che sono i due organi maggiormente coinvolti nei processi metabolici dell’elemento.

Tra gli effetti collaterali più frequenti derivanti dall’uso di integratori ferrosi ci sono:

  • stitichezza occasionale, ma con tendenza a cronicizzarsi;
  • nausea;
  • episodi di vomito non associato all’ingestione di cibi;
  • dolori addominali di tipo crampiforme;
  • spasmi dei muscoli viscerali;
  • colorazione nera delle feci.

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Rimedi a base di ioni ferrosi di solito contengono anche vitamina C (che ne facilita l’assorbimento), acido folico (che velocizza il suo metabolismo), vitamina B6 e B12 (che aumenta la sua bio-disponibilità e incentiva i processi sintetici degli eritrociti).

Per limitare al massimo gli effetti collaterali è sempre consigliabile incominciare con dosaggi minimi, che poi possono essere aumentati progressivamente senza mai superare la posologia consentita, per evitare il rischio di siderosi.

Bisogna effettuare regolarmente analisi del sangue, con dosaggio della sideremia, per monitorare il suo aumento conseguente all’assunzione degli integratori.

Una volta che il suo indice si è stabilizzato, è consigliabile non sospendere l’impiego dei preparati, ma continuarlo almeno per altre 3-4 settimane, per consentire all’organismo di stabilizzarsi.

È sempre opportuno valutare attentamente gli aspetti quantitativi degli integratori, servendosi di prodotti a basso dosaggio ed eventualmente di prolungare il tempo d’assunzione, piuttosto che orientarsi verso prodotti ad alto dosaggio da prendere per pochi giorni.

Infatti bisogna consentire all’organismo di adattarsi gradatamente all’introduzione di ioni ferrosi, privilegiando i rimedi a basse concentrazioni.

La maggior parte dei pazienti risponde positivamente a un simile schema terapeutico, a patto di curare anche l’alimentazione.

Può essere vantaggioso associare a questi prodotti anche preparati a base di fermenti lattici e probiotici, dato che il benessere dell’intestino è fondamentale per consentire un metabolismo fisiologico del ferro, che avviene a livello della prima parte dell’intestino tenue.

Un suggerimento estremamente valido è poi quello di bere spremute oppure centrifugati di agrumi, poiché questi frutti sono ricchi di vitamina C che, oltre a potenziare l’assorbimento del ferro, ne diminuisce gli effetti collaterali.

I composti antiossidanti contenuti nell’acido ascorbico, infatti, contrastano lo stress ossidativo e migliorano l’assimilazione degli ioni ferrosi, senza che si verifichino accumuli metabolici dannosi.

Per limitare l’incidenza degli effetti collaterali è consigliabile assumere i preparati in questione almeno due ore prima dei pasti, quando cioè i processi digestivi non sono in corso e quindi le cellule della mucosa intestinale sono più recettive.

Qualora gli effetti collaterali fossero molto forti, è sufficiente sospendere l’impiego di questi integratori, sostituendoli con un regime alimentare ricco di cibi contenenti ferro.

Un’altra opzione è quella di utilizzare rimedi omeopatici, ben tollerati anche dai soggetti più vulnerabili e sensibilizzati verso la molecola.

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