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Cranberry Cistite: Scopri Questo Miracoloso Rimedio Naturale

cranberry per cistite

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Classifica dei migliori integratori di cranberry

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Cranberry cistite

La cistite, che è un’infiammazione della vescica urinaria, è una flogosi a carico di batteri, solitamente provenienti dalla mucosa intestinale.

Il principale agente patogeno responsabile di questo disturbo è Escherichia coli, che normalmente si trova sulla parete dell’intestino e che, in particolari condizioni di immunodeficienza si moltiplica esponenzialmente, fino a colonizzare anche le basse vie urinarie.

La cistite è una sindrome che appartiene al gruppo delle IBU (Infezioni delle Basse vie Urinarie) e che colpisce entrambi i sessi, con una maggiore prevalenza per le donne.

Se non viene curato tempestivamente e in maniera adeguata, il processo infiammatorio tende a cronicizzarsi, alternando fasi di remissione e di apparente guarigione con altre di aggravamento.

Questo disturbo infatti può essere:

  • acuto;
  • subacuto;
  • cronico.

Il principale rischio di una cistite trascurata è rappresentato dalla tendenza dei batteri a propagarsi, attraverso gli ureteri, verso il rene, trasformandosi in infezione delle alte vie urinarie, conosciute anche col nome di nefrite (pielo-nefrite oppure glomerulo-nefrite).

L’epidemiologia di questa infezione è molto elevata: si pensa che circa il 30% della popolazione abbia sofferto, almeno una volta nella vita, di cistite, una percentuale che aumenta al 50% per gli over-60.

Sono le donne ad essere maggiormente colpite, probabilmente per il collegamento tra la malattia e la menopausa, durante la quale l’assetto ormonale si modifica drasticamente, contribuendo ad abbassare le difese immunitarie.

Anche gli uomini sono soggetti a questo problema, soprattutto quando soffrono di prostatite batterica, oppure di uretrite.

Sintomi della cistite

In molti casi la cistite si mantiene asintomatica per tutta la sua fase iniziale, quando esordisce in maniera inavvertita.

Quando si presentano, i sintomi sono i seguenti:

  • pollachiuria, consistente in un progressivo aumento della frequenza delle minzioni, che non consentono la svuotamento vescicale. Il paziente avverte uno stimolo quasi ininterrotto a urinare, ma emette soltanto poche gocce di urina, senza avere la possibilità di liberarsi;
  • disuria, che si manifesta con difficoltà più o meno evidente a emettere urina, che di solito è scarsa ed esce lentamente e soltanto in seguito a sforzi prolungati della muscolatura vescicale. I muscoli appaiono sottoposti a una tensione continua, e il getto minzionale può risultare quasi insignificante;
  • tenesmo, provocato da uno spasmo muscolare doloroso dello sfintere vescicale che, contraendosi, impedisce di emettere l’urina in maniera fisiologica;
  • bruciore post-minzionale, al termine del tentativo di urinare, la muscolatura si contrae spasmodicamente, causando bruciore e dolore spesso molto intensi, che vengono percepiti dai recettori nocicettivi delle vie urinarie;
  • urine torbide come conseguenza della carica batterica in soluzione, le urine appaiono torbide e spesso di colore tendente al bruno, poiché i residui organici dei microrganismi precipitano in soluzione, formando anche coaguli di fibrina;
  • urine maleodoranti, il contenuto batterico delle urine può determinare la produzione di composti di rifiuto maleodoranti che, insieme alla torbidezza, caratterizzano la cistite;
  • ematuria, provocata dalla desquamazione della parete vescicale, con formazione di piccole lesioni, responsabili del sanguinamento endoteliale, che solitamente è accompagnato da pus (piuria) e globuli bianchi;
  • febbre con brividi che è il sintomo più caratterizzante, dato che i brividi sono provocati proprio dall’incontrollata moltiplicazione dei microrganismi patogeni, che tendono a colonizzare anche i reni per via ureterale.

Quando compare uno o più sintomi di questo genere è quasi certo che la cistite è in corso e che la diffusione dei germi sta procedendo con estrema rapidità, dato che il mezzo liquido (urina) funge da substrato ideale per la divisione dei batteri.

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Cause della cistite

Anche se le cause di questo disturbo sono numerose, un fattore predisponente sempre presente è l’immunodeficienza, poiché se il sistema immunitario non è reattivo, l’organismo diventa una facile preda per gli agenti patogeni.

La vescica è un organo piuttosto resistente alle infezioni perché in condizioni normali l’urina è sterile.
I batteri responsabili del disturbo possono colonizzare l’organo sia per via ascendente (attraverso una contaminazione fecale, che risale dall’ano verso l’uretra), sia discendente (provenendo dal rene attraverso gli ureteri).

I principali fattori eziologici sono i seguenti:

  • scarsa igiene intima che consente ai batteri localizzati a livello della zona perianale di arrivare fino all’orifizio vescicale, soprattutto dopo la defecazione;
  • variazione del pH, i batteri tendono a proliferare in presenza di un ambiente basico (pH superiore a 7), e quindi tutte le condizioni che facilitano il rialzo di questo valore sono favorevoli all’insorgenza del disturbo. Per questo motivo è opportuno acidificare il pH vescicale, per creare condizioni sfavorevoli alla moltiplicazione dei batteri;
  • malattie sessuali come gonorrea, sifilide e tricomoniasi, sono considerati fattori predisponenti di notevole rilevanza, poiché contribuiscono ad abbassare le difese immunitarie facilitando la penetrazione dei germi nella vescica, soprattutto nella donna, dove l’apertura delle vie urinarie e quella delle vie genitali sono adiacenti;
  • manovre urologiche che possono creare una via di ingresso preferenziale per i batteri, soprattutto in seguito a inserzione di catetere, cistoscopia o altre indagini cliniche invasive. Anche se l’obiettivo da raggiungere è quello di mantenere un ambiente sterile, questa condizione non è sempre garantita e quindi l’introduzione di un dispositivo medico all’interno della vescica implica necessariamente anche l’entrata di germi infettanti;
  • stenosi uretrale, consistente nel restringimento del canale che collega la vescica all’orifizio esterno, e che può provocare accumuli di materiale di rifiuto dove i batteri proliferano con facilità, per poi risalire verso la mucosa vescicale;
  • diabete, soprattutto se scompensato, il diabete provoca emissione di glucidi nell’urina (glicosuria), che consente ai microrganismi di nutrirsi e quindi di moltiplicarsi in maniera esponenziale. Le urine dolci, tipiche dei pazienti diabetici, fungono proprio da substrato nutritivo per i batteri responsabili della cistite.

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Rimedi per la cistite

Il primo rimedio da attuare quando il paziente è affetto da cistite è quello di aumentare drasticamente la quantità di liquido assunto, per diluire le urine e stimolare i reni a filtrare una maggiore quantità di sangue.

Grazie a questa terapia idratante, la carica batterica si neutralizza nel mezzo liquido e viene eliminata con un aumentato volume di urina.

Un suggerimento sempre efficace è quello di curare con particolare attenzione l’igiene intima privilegiando detergenti acidificanti sul pH urinario.

Bisogna tenere presente che i normali saponi sono alcalini e quindi favoriscono la diffusione dei germi infettanti; per evitare questa situazione è quindi consigliabile servirsi di prodotti a pH compreso tra 3 e 5, che modificano il substrato vitale dei microrganismi.

Dal punto di vista clinico, l’iter terapeutico in caso di cistite prevede un esame chimico-fisico completo delle urine, con urinocoltura, che è un test finalizzato a identificare il germe responsabile della cistite.

Una volta stabilita la natura di questo microrganismo, è indispensabile effettuare un antibiogramma, che è un esame con il quale si identificano i principi farmacologici efficaci contro i vari tipi di batteri.

Dopo avere trovato l’antibiotico mirato per l’agente patogeno coinvolto, è possibile impostare lo schema terapeutico.

Dato che queste analisi cliniche richiedono un certo numero di giorni per essere completate, è possibile incominciare la terapia con un antibiotico ad ampio spettro, che pur non essendo specifico per il patogeno, offre comunque un’efficace copertura batteriostatica.

Spesso la terapia farmacologica prevede anche l’impiego di antinfiammatori (FANS), che contribuiscono a velocizzare i tempi di guarigione.

L’approccio fitoterapico si è rivelato particolarmente efficace poiché alcune erbe officinali contengono principi attivi germicidi capaci di eliminare rapidamente i batteri responsabili della cistite.

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Questi integratori vengono formulati a base di:

  • uva ursina;
  • equiseto;
  • asparago;
  • ortica;
  • carciofo;
  • ortosiphon;
  • mirtillo nero;
  • echinacea;
  • corbezzolo;
  • finocchio.

Oltre a questi preparati, un vegetale particolarmente indicato in caso di cistite è il mirtillo rosso (cranberry).

Si tratta di un arbusto sempreverde che cresce spontaneamente in Nordamerica e che produce frutti piccoli e rossastri, dal tipico sapore asprigno.

I principi attivi utili dal punto di vista erboristico vengono estratti dai frutti, che contengono:

  • flavonoidi (tra cui soprattutto quercitina);
  • pro antocianidine;
  • tannini;
  • acido malico;
  • acido citrico;
  • beta carotene;
  • vitamina E;
  • acido ascorbico;
  • acido glucuronico;
  • glutatione.

Il cranberry è uno dei componenti fondamentali degli integratori che favoriscono il corretto funzionamento delle vie urinarie e che prevengono le infezioni batteriche tipiche della cistite.

I preparati a base di questo vegetale sono realizzati con varie formulazioni: compresse, tisane o tintura madre.

Integratore cistite cranberry

Gli integratori a base di cranberry per la cistite sfruttano l’attività biologica di questa pianta, che si caratterizza principalmente per una spiccata proprietà antiossidante.

Secondo numerose ricerche scientifiche, lo stress ossidativo è uno dei principali fattori predisponenti alle infezioni recidivanti con tendenza a cronicizzarsi delle basse vie urinarie.

I prodotti a base di cranberry eliminano quasi completamente i radicali liberi circolanti, e migliorano l’ossigenazione dei tessuti.

Di conseguenza, i microrganismi patogeni non possono più disporre di condizioni favorevoli alla loro sopravvivenza, poiché il pH dell’urina si acidifica.

Il mirtillo rosso americano non è soltanto un potente acidificante, ma funziona anche come anti-adesivo a livello della mucosa vescicale.

Esso infatti crea uno strato endoteliale che funziona come una barriera protettiva che impedisce l’adesione dei germi alla vescica.

Tale funzione deriva da una modificazione strutturale delle membrane cellulari vescicali, che non consentono ai batteri di penetrare al loro interno.

Oltre a Escherichia coli, i rimedi a base di cranberry risultano efficaci anche contro altri batteri gram negativi, come Proteus e Pseudomonas.

Grazie all’attività di polfenoli e proantocianidine, il cranberry inibisce selettivamente la riproduzione dei batteri patogeni, che tendono ad entrare nelle cellule uro-epiteliali.

Di conseguenza, i microrganismi inattivati rimangono nel liquido urinario per poi essere emessi all’esterno mediante la minzione.

L’attività anti-adesiva del succo di mirtillo rosso è stata confermata da numerose ricerche chimiche, che hanno evidenziato come la sua regolare assunzione riduce sensibilmente l’epidemiologia di questo disturbo.

Escherichia coli, che è il più comune tipo di batterio coinvolto nell’insorgenza della cistite, ha un aspetto allungato e ricoperto da peli (fimbrie), simili ai tentacoli di una piovra, che terminano con ventose adesive.

Gli integratori a base di cranberry agiscono proprio a livello dei punti di attacco tra le fimbrie e la mucosa vescicale, infatti questo vegetale crea un film idro-lipidico impermeabile che ricopre l’endotelio vescicale.

Non essendo più in grado di attaccarsi alle cellule della mucosa, gli esemplari di Escherichia coli rimangono nel mezzo acquoso (urina) e vengono quindi espulsi con la minzione.

Secondo questa teoria, la produzione della membrana protettiva viene potenziata dalle elevate concentrazioni di ossigeno disponibili in seguito al metabolismo dei composti antiossidanti contenuti nel frutto.

Come è noto, l’ossigeno svolge un ruolo di estrema importanza per le reazioni ossidative e protettive sulla funzionalità endoteliale.

Grazie all’attività sinergica dei composti antiossidanti, dell’acido ascorbico, dell’acido citrico e dell’acido malico (composti che abbassano il pH), i batteri non sopravvivono e vengono quindi eliminati.

Gli integratori a base di cranberry svolgono funzioni efficacissime, spesso superiori a quelle degli antibiotici, senza provocare nessun effetto collaterale poiché, a differenza dei farmaci tradizionali, sono dotati della massima biocompatibilità e di una notevole disponibilità endogena.

I flavonoidi, le pro antocianidine e i tannini, che si trovano in abbondanza nel frutto del mirtillo rosso, consentono di migliorare il metabolismo ossidativo delle cellule endoteliali, aumentando anche la risposta immunitaria dell’organismo.

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Succo di cranberry per cistite

Il succo di cranberry si caratterizza per un‘efficace attività antinfiammatoria, antibatterica e germicida, che dipende dall’elevata concentrazione di pro antocianidine, di acido ascorbico e di composti antiossidanti.

Esso inoltre potenzia la diuresi, stimolando quindi il drenaggio dei liquidi in eccesso, filtrati dai reni e non ancora emessi con l’urina.

Il modo migliore per assumere questa bevanda è al mattino a digiuno, incominciando con un dosaggio di attacco di 50 millilitri al giorno, quando è in corso un episodio infiammatorio.

Associando il succo puro da assumere al mattino con una terapia idratante di due litri di acqua al giorno distribuiti durante le 24 ore, è possibile ottenere risultati terapeutici già dopo 48-72 ore.

Dopo che la fase acuta è stata superata, è comunque necessario continuare una terapia di mantenimento dimezzando la dose a 25 millilitri, da assumere sempre al mattino a digiuno.

Come rimedio preventivo, il succo di mirtillo rosso può essere utilizzato continuativamente anche per due o tre mesi, poiché la cistite è un disturbo che tende a riacutizzarsi ciclicamente e quindi è indispensabile mantenere acidificato il pH delle urine.

Infine, bisogna creare un ambiente vescicale ostile all’adesione dei batteri sulla parete interna dell’organo, sfruttando l’azione fitoterapica di flavonoidi, tannini e catechine.

È proprio per questo motivo che l’utilizzo del succo di cranberry deve essere continuativo e non limitato soltanto alla fase acuta del disturbo.

In commercio sono disponibili vari prodotti, che devono comunque garantire la purezza assoluta del composto, la cui conservazione è raccomandata in frigorifero per non oltre 30 giorni.

Questo rimedio può essere assunto come terapia unica oppure come supporto a cure tradizionali a base di antibiotici, poiché la sua elevata concentrazione di vitamina C contribuisce a potenziare il sistema immunitario e quindi a velocizzare i tempi di guarigione.

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