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Cimicifuga: Scopri Tutti i Benedici Che Offre Questa Pianta

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Cimicifuga

Originaria dell’America settentrionale e soprattutto delle ampie pianure del Canada, la cimicifuga (Cimicifuga Racemosa) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Ranuncolacee.

Il sui appellativo (Cimicifuga: che mette in fuga le cimici) fu coniato dal naturalista Linneo, che associò il fetido odore emesso da fusto e foglie con la presunta (e mai verificata) proprietà di allontanare gli insetti, tra cui anche le cimici.

Una simile proprietà insettifuga non è mai stata confermata da nessuno studio scientifico, che invece hanno evidenziato come la pianta appartenga alla categoria delle erbe officinali grazie alle sue caratteristiche antinfiammatorie e disintossicanti.

Nella medicina tradizionale Cinese, il vegetale trova largo impiego per eliminare gli attacchi di febbre, dato che i principi attivi in esso contenuti sono in grado di ridurre calore e tossicità.

Gli indigeni dell’America del nord si sono serviti da secoli della pianta per alleviare molti disturbi legati al ciclo femminile, sia durante l’età fertile (dismenorrea), sia al momento del parte (per minimizzare il dolore), che in menopausa (vampate di caldo).

Presso queste popolazioni, la cimicifuga è stata definita Squaw Root (che significa: pianta della squaw), con chiara allusione ai suoi utilizzi per finalità femminili.

In Europa la pianta fu introdotta intorno agli inizi del ‘700, quando alcuni monaci Benedettini cominciarono a sfruttare le proprietà antifebbrili e diaforetiche delle radici.

Da allora, numerosi botanici si sono applicati allo studio di questo vegetale che mostra indubbi requisiti fitoterapici estremamente efficaci.

Il suo habitat preferito è costituito da zone ombrose nei boschi oppure in macchie di vegetazione dove i raggi solari non arrivano mai a colpire foglie e fusto.

La cimicifuga infatti ha bisogno di terreni molto umidi e ricchi di humus, dato che il suo apparato radicale non è particolarmente ramificato, ma tende a svilupparsi orizzontalmente alla superficie del suolo, mantenendosi piuttosto superficiale.

Dal punto di vista morfologico è una pianta erbacea perenne, dotata di un fusto glabro che può raggiungere l’altezza di 150-250 centimetri.

Le foglie mostrano un lembo largo e trilobato, che ha origine da corti piccioli sessili.

I fiori, che hanno l’aspetto di una lunga spiga, sono disposti in posizione apicale e hanno la forma di racemi ramificati (motivo per cui la specie prende il nome di Cimicifuga Racemosa).

Ogni fiore è costituito da numerosissimi piccole corolle di colore bianco che, se non fossero riunite in spighe, risulterebbero quasi invisibili.

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I frutti hanno l’aspetto di follicoli ovali, prevalentemente secchi, che si aprono lungo un solco verticale per mettere in evidenza da 8 a 10 semi triangolari, simili ai piselli.

La sua fioritura, prevalentemente primaverile, non è molto evidente, dato che i racemi spesso rimangono nascosti dallo sviluppo delle foglie.

In erboristeria vengono utilizzati soltanto estratti del rizoma, in quanto i principi attivi fitoterapici si sviluppano sotto terra in assenza di luce.

Radici e rizoma contengono numerose saponine triterpeniche associate a glicosidi (acteina).

Dalle porzioni sotterranee del fusto vengono estratti anche gli acidi cimifuci e fenolici, che si trovano in forma carbossilata.

L’elenco completo delle sostanze attive contenute nella pianta è il seguente:

  • glicosidi triterpenici;
  • acteina;
  • acetolo;
  • alcaloidi;
  • acido ferulico e iso-ferulico;
  • acido salicilico;
  • acido gallico;
  • fitosteroli;
  • minerali;
  • vitamine del gruppo B;
  • acido ascorbico.

Grazie alla presenza di acido salicilico, la cimicifuga è in grado di svolgere un’azione terapeutica di tipo antinfiammatorio molto simile a quella della comune aspirina (il cui principio attivo è l’acido acetil-salicilico).

I fitosteroli consentono al vegetale di intervenire efficacemente per alleviare la maggior parte di disturbi legati alla menopausa, motivo per cui esso viene utilizzato frequentemente come rimedio fitoterapico.

Cimicifuga: proprietà

Le proprietà curative e preventive della cimicifuga dipendono dalla sua attività biologica e dalle notevoli concentrazioni di principi attivi.

I suoi estratti trovano impiego soprattutto durante la menopausa, contro le vampate di calore e la sudorazione profusa.

I glicosidi triterpenici (soprattutto acteina e cimifugoside) in associazione ai fitosteroli svolgono una potente azione estrogenica, che in parte sostituisce quella naturale, assente in menopausa.

Com’è noto infatti, dopo i 50 anni la donna subisce un graduale azzeramento della sintesi ormonale, per cui al termine del climaterio il suo organismo non può più disporre delle funzioni benefiche degli estrogeni.

La maggior parte dei disturbi derivanti da una simile carenza si riflettono sulla termoregolazione, che viene completamente modificata.

I glicosidi triterpenici non agiscono soltanto al termine dell’età fertile, ma anche quando la donna è affetta da dismenorrea e avverte dolori spastici della muscolatura uterina.

Al momento del parto, quando tali dolori raggiungono livelli estremi, gli estratti vegetali di cimicifuga riescono in parte a favorire un miglior rilassamento naturale che non interferisce assolutamente sulla espulsione del feto.

A livello bio-molecolare i glicosidi triterpenici interrompono la produzione dell’ormone luteinizzante (LH), che risulta particolarmente elevata durante climaterio e menopausa.

Di conseguenza la muscolatura liscia uterina non è più spinta a contrarsi, e gli spasmi dolorosi associati a mestruazioni o ancor più al travaglio si attenuano.

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Grazie a queste funzioni analgesiche naturali, la pianta è consigliata tutte le volte in cui le fibre muscolari viscerali sono iperstimolate ad esempio dalle prostaglandine, che sono molecole con azione pro-infiammatoria.

L’associazione terapeutica tra rilassamento delle miofibrille ed eliminazione dei processi infiammatori si rivela estremamente efficace per contrastare molte sindromi dolorose di tipo uterino.

La dismenorrea (mestruazioni dolorose) è un disturbo che colpisce oltre il 60% delle donne in età fertile e che, in maniera più o meno evidente, condiziona il loro stile di vita per almeno 3-4 giorni al mese.

L’uso continuativo di analgesici tradizionali (soprattutto di FANS) può avere numerose controindicazioni sul benessere globale dell’organismo, oltre a provocare una forma di progressiva assuefazione.

Come conseguenza la donna è costretta ad aumentare costantemente i dosaggi dei farmaci per ottenere un effettivo sollievo al dolore.

L’attività estrogenica svolta dai glicosidi triterpenici consente all’putero di contrarsi in maniera meno spastica, senza comunque interferire sul regolare deflusso ematico.

Spesso succede che gli antidolorifici di sintesi diminuiscano la sofferenza, ma nello stesso alterino l’emissione di sangue che, non essendo più spinto fuori dalla contrazione uterina, si accumula all’interno.

Una simile condizione non si verifica assumendo la cimicifuga, dato che il suo meccanismo d’azione rispetta le caratteristiche morfologiche e funzionali dell’organo.

Secondo alcuni studi di farmaco-cinetica, l’assunzione di 40 milligrammi di estratto secco della pianta, di solito diluiti in soluzioni idroalcoliche, consente di alleviare efficacemente i disturbi legati alla dismenorrea.

È noto da tempo il ruolo degli estrogeni non soltanto sulla mucosa uterina, ma anche sulla sua componente muscolare, per cui questi ormoni monitorizzano la quantità del flusso mestruale e le modalità meccaniche con cui viene emesso.

Le carenze estrogeniche influiscono negativamente sull’intero ciclo mestruale in quanto interferiscono sia a livello quantitativo che qualitativo.

Anche chi fa ricorso per lunghi periodi ad anticoncezionali (come la pillola)può modificare la sintesi di estrogeni che, al momento di sospensione dei farmaci, non ritornano subito a livelli fisiologici.

Pertanto le donne che fanno uso di simili preparati possono sviluppare disturbi collegati a modificazioni funzionali dell’attività ormonale.

Assumendo regolarmente integratori contenenti adeguate dosi di cimicifuga in associazione con anticoncezionali (quindi durante l’età fertile), la popolazione femminile è in grado di prevenire la maggior parte delle conseguenze collegate a tali farmaci.

Sopprimendo la secrezione dell’ormone luteinizzante, che è quello maggiormente collegato al ciclo mensile, i rimedi a base di cimicifuga riescono a eliminare anche piccoli disturbi come lo spotting, consistente in scarse perdite di sangue in relazione al momento dell’ovulazione.

Quando il follicolo si rompe per emettere l’ovocita (gamete femminile), spesso la donna avverte un dolore pelvico in corrispondenza di una oppure dell’altra ovaia, che può essere associato a un lieve sanguinamento.

Simili condizioni, che non sono considerate patologiche, risultano comunque piuttosto fastidiose in quanto il dolore associato alla fase ovulatoria può essere forte.

Assumendo preparati contenenti cimicifuga, anche lo spotting tende a scomparire, sempre grazie alla diminuita produzione di ormone luteinizzante, che è uno degli estrogeni maggiormente attivi durante l’età fertile femminile.

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Cimicifuga in menopausa

Pur essendo una fase fisiologica della vita femminile, la menopausa può provocare l’insorgenza di alcuni disturbi, prevalentemente di origine psico-somatica.

La progressiva diminuzione della sintesi di estrogeni infatti comporta un’alterazione di numerosi processi metabolici, non soltanto relativi all’apparato genitale.

Dopo circa 40 anni di cicli mestruali (che corrispondono all’età fertile), la donna comincia ad avere irregolarità del flusso che progressivamente scompare, a causa della mancata stimolazione estrogenica a livello della mucosa uterina.

La fine dei cicli riproduttivi dipende dall’inattività delle ovaie, che non sono più in grado di rispondere correttamente alle stimolazioni ipofisarie.

I sintomi più significativi causati dalla mancanza degli estrogeni sono:

  • modificazioni della termoregolazione;
  • vampate di calore;
  • sudorazione abbondante;
  • osteoporosi;
  • atrofia dei genitali esterni;
  • involuzione dell’utero;
  • atrofia delle mammelle;
  • disidratazione dei tessuti;
  • crollo della produzione di collagene ed elastina;
  • tendenza al sovrappeso;
  • rallentamento dei processi metabolici;
  • secchezza vaginale;
  • irritabilità e nervosismo;
  • alterazione del ritmo circadiano;
  • depressione ansiosa;
  • calo della libido.

Non tutte le donne avvertono i sintomi descritti che, avendo una forte componente psico-emotiva, possono incidere in maniera nettamente diversa a seconda della caratteristiche caratteriali soggettive.

Nel caso in cui i problemi siano tanto forti da condizionare il suo stile di vita, la donna in menopausa può ricorrere alla TOS (Terapia Ormonale Sostitutiva) che prevede l’assunzione di composti ormonali di sintesi per un determinato lasso di tempo (che non dovrebbe mai superare 5 anni).

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Simili cure consistono nell’impiego di estrogeni e progesterone, i cui effetti servono per alleviare la sintomatologia e per prevenire l’osteoporosi.

Tuttavia queste cure possono provocare effetti collaterali piuttosto significativi, che ne sconsigliano l’uso soprattutto in alcune condizioni.

L’approccio fitoterapico si conferma pertanto una valida alternativa sia dal punto di vista curativo che preventivo.

In natura sono infatti disponibili numerose erbe officinali contenenti fito-estrogeni, composti chimici dotati di funzioni del tutto simili a quelle degli estrogeni, ma prive di effetti collaterali.

Si tratta prevalentemente di estratti del trifoglio rosso, della soia (isoflavoni), della discorea e della cimicifuga.

In particolare la cimicifuga (conosciuta nella medicina popolare col nome di “erba delle donne”), contiene flavonoidi, fitosteroli e triterpeni la cui azione sinergica si rivela di grande aiuto per attenuare i disturbi della menopausa.

La cimicifugina, che è una resina terpenica, agisce selettivamente a livello del microcircolo periferico, contribuendo a regolarizzare la circolazione ed evitando sia le vampate di calore che gli episodi di sudorazione notturna.

Questo principio attivo è in grado di ridurre la produzione di ormone luteinizzante me senza interferire sulla sintesi di quello follicolo-stimolante (FSH) e della prolattina.

Di conseguenza l’assetto ormonale non viene alterato in maniera eccessiva, ma, rispettando la fisiologia dell’apparato genitale, permette soltanto di migliorare il benessere della donna.

L’acteina è un altro composto utilissimo in menopausa dato che consente di prevenire l’osteoporosi, limitando l’eliminazione del calcio da parte degli osteoblasti.

Questo triterpene agisce selettivamente soltanto in caso di rarefazione del tessuto osseo, ma non quando la sua struttura è normale, per non interferire col fisiologico ricambio del calcio ematico.

La cimicifuga contiene anche modeste concentrazioni di salicilati, sostanze antinfiammatorie molto efficaci sui disturbi della menopausa che, a differenza dei medicinali di sintesi, non presenta effetti collaterali degni di nota.

Le principali indicazioni per cui trovano impiego i rimedi a base di cimicifuga sono le seguenti:

  • vampate di calore;
  • diaforesi;
  • alterazioni del tono dell’umore;
  • sudorazione notturna;
  • stati d’ansia;
  • depressione;
  • rallentamento dei processi metabolici.

Sfruttando le sue funzioni estrogeniche e sopprimenti sulla produzione di ormone luteinizzante e grazie soprattutto all’elevata compatibilità biologica di cui è dotata, la cimicifuga può essere un supporto veramente efficace per alleviare le problematiche collegate alla menopausa.

Di solito si utilizzano i rizomi polverizzati, con una posologia compresa tra 40 e 200 milligrammi nelle 24 ore.

Chi preferisce la tintura madre di tipo idro-alcolico, il dosaggio raccomandato è di 0,5-2 millilitri al giorno.

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In commercio sono disponibili numerosi integratori a base di questo principio attivo (essiccato oppure in soluzione), i cui dosaggi sono riportati sulle confezioni.

Bisogna scegliere sempre prodotti titolati e standardizzati, la cui efficacia è associata alla concentrazione dei glicosidi triterpenici.

La pianta viene sfruttata anche nel settore omeopatico, con rimedi formulati secondo le tradizionali metodologie fitoterapiche.

Cimicifuga: controindicazioni

Trattandosi di un prodotto naturale e dotato di un’ottima bio-compatibilità, la cimicifuga non presenta nessuna controindicazione, a patto di rispettare la posologia indicata e di non correre il rischio di nocivi sovra-dosaggi.

Ad alte dosi, infatti, possono insorgere alcuni disturbi, come emicrania, vertigini, senso di sbandamento, nausea, disappetenza e alterazioni dell’alvo intestinale.

In caso di ipersensibilità accertata verso i principi attivi contenuti nel rizoma è necessario non assumere integratori a base di cimicifuga, che devono essere monitorati anche durante gravidanza e allattamento.

Donne affette da patologie estrogeno-dipendenti non possono usare simili rimedi che interagiscono soprattutto con la sintesi ormonale.

Rispettando la posologia indicata e incominciando con bassi dosaggi (per testare le reazioni individuali ai principi attivi), la cimicifuga è una pianta officinale estremamente utile per migliorare le condizioni psico-fisiche della donna sia durante l’età fertile che in menopausa.

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