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Berberina: É Veramente Efficace Assumerla?

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Vuoi migliorare la tua salute con la Berberina? Allora sei nel posto giusto!

Prima di entrare nei dettagli, di seguito trovi una tabella nella quale sono stati inseriti i migliori prodotti con berberina del 2022, le loro principali caratteristiche e il link al sito ufficiale.

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Classifica migliori prodotti con berberina

Di seguito invece trovi una lista completa di tutti i migliori prodotti con berberina presenti sul mercato:

Berberina

La berberina è un alcaloide contenuto nelle foglie e nelle radici del Berberis Vulgaris, una pianta conosciuta col nome di Crispino, diffusa in tutta l’Europa continentale.

Il suo nome deriva dal vocabolo greco “berberis” che significa “conchiglia“, in riferimento alla forma dei petali dei suoi piccoli fiori gialli.

Il vegetale, che ha l’aspetto di un arbusto alto da 1 a 3 metri, presenta foglie di forma ellittica e arrotondata al vertice, abbastanza ampie e con un margine dentellato.

Esse si inseriscono su rami spinosi, di solito dopo essersi riunite in fascetti alla base dei quali si sviluppano da 3 a 7 aculei piuttosto lunghi e pungenti.

I fiori, che hanno una corolla con 6 petali, tendono a formare mazzi di forma simile a quella di un grappolo d’uva e si sviluppano tra aprile e maggio.

I frutti, dall’aspetto di bacche rosse, commestibili e allungate, racchiudono 3 semi dal guscio legnoso.

Questo albero cresce facilmente un po’ ovunque, anche se predilige gli ambienti di alta montagna, ai margini dei boschi oppure nei pascoli, dove spesso forma vere e proprie distese impenetrabili a causa delle spine.

Lo si può trovare fino a oltre 2000 metri, anche perché non teme il freddo.

Le sue bacche, che maturano nel mese di luglio, vengono utilizzate anche per usi gastronomici soprattutto durante i mesi autunnali, quando il sapore acidulo della polpa si addolcisce.

I loro principali impieghi sono per preparare confetture, marmellate e sciroppi, in quanto crudi mantengono un aroma non sempre gradevole.

Secondo alcune tradizioni di medicina popolare, le radici del crispino possiedono proprietà anti-emorragiche, febbrifughe ipotensive, detossificanti e antisettiche.

Si tratta di una pianta spontanea che nel nostro paese è diffusa nelle regioni centro-settentrionali, dato che in meridione il clima non è favorevole al suo sviluppo.

Grazie al suo aspetto ornamentale, al colore intenso del fogliame e alla forma armoniosa dei fiori, il crispino viene coltivato per scopi ornamentali, per realizzare siepi e bordure.

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Ampiamente usato nel settore fitoterapico in relazione agli effetti benefici della berberina, il vegetale appartiene alla categoria dei rimedi erboristici di primo livello, riconosciuti anche dalla farmacopea ufficiale.

Oltre alla berberina, i suoi principi attivi sono:

  • polifenoli;
  • berbamina;
  • magniglorina;
  • composti antiossidanti;
  • vitamina C;
  • tannini;
  • triterpeni.

La fama di questa pianta è collegata alle sue funzioni adattogene, in grado di migliorare la reattività dell’organismo nei confronti di numerosi germi patogeni, tra cui principalmente gli stafilococchi.

Depurativo del sangue e disinfettante urinario, il crispino deve comunque essere assunto rispettando attentamente i dosaggi indicati, per evitare reazioni di nefrotossicità.

Inoltre un eventuale sovra-dosaggio potrebbe agire anche a livello del sistema cardio-vascolare, innescando bradicardia e vaso-dilatazione secondaria.

Proprio per questo motivo i rimedi formulati con gli elementi estratti dall’arbusto devono essere titolati, standardizzati e dosati con particolare scrupolo.

Berberina: proprietà

La berberina, che è il principale costituente del crispino, si caratterizza per un’elevata concentrazione di vitamina C che, oltre a potenziare la risposta immunitaria, svolge anche un’efficace attività antiossidante e anti-radicalica.

Essa inoltre favorisce l’assorbimento del ferro in quanto agisce sulla transferrina e quindi sui specifici carrier ematici.

Grazie alla notevole concentrazione di acido clorogenico, la sostanza funziona come diuretico, ottimizzando i processi di filtrazione glomerulare ed evitando fenomeni di ritenzione idrica.

A seconda del dosaggio utilizzato, i rimedi di questo genere sono in grado di svolgere funzioni inotrope positive e regolarizzanti sui valori di pressione arteriosa.

Altre funzioni attribuite alla berberina sono relative al controllo del metabolismo biliare (effetto colagogo) e quindi della digestione dei grassi.

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La peristalsi intestinale viene migliorata sia durante la digestione che dopo lo svuotamento del canale gastro-enterico, soprattutto per il coinvolgimento epatico e della colecisti.

Nella medicina popolare i frutti del crispino sono stati sempre impiegati in presenza di disturbi digestivi, accompagnati da eccessiva produzione di gas fermentativi (meteorismo e flatulenza).

Altre condizioni collegate all’assunzione di berberina sono:

  • disappetenza;
  • crampi allo stomaco;
  • stitichezza occasionale o cronica;
  • infezioni delle basse vie urinarie (IBU);
  • disturbi epatici;
  • disfunzioni epato-biliari;
  • insufficienza renale;
  • dolori osteo-articolari;
  • gotta.

Essendo soprattutto un rimedio efficace nei confronti dei microrganismi infettanti di varia natura (batterica, virale e fungina), questa sostanza trova largo impiego in presenza di disturbi intestinali batterici e di candidosi, causata dal micete unicellulare Candida Albicans.

Secondo le più recenti linee guida farmacologiche, la berberina è dotata di proprietà ipoglicemizzanti e ipocolesterolemizzanti, in particolare sulla quota LDL di colesterolo.

In generale il principio attivo agisce regolarizzando l’assetto lipidico del sangue, almeno secondo una ricerca clinica pubblicata su Nature Medicine, che riporta i seguenti dati:

  • abbassamento della concentrazione di colesterolo: 29%;
  • abbassamento della frazione LDL: 25%;
  • abbassamento dei trigliceridi: 35%.

Si tratta di risultati estremamente vantaggiosi per abbassare l’indice di rischio cardio-vascolare senza ricorrere a una vera terapia farmacologica, che potrebbe presentare reazioni avverse ed effetti collaterali.

La berberina, invece, è ben tollerata dall’organismo in quanto dotata di un’ottima compatibilità biologica, a patto di rispettare la posologia indicata per evitare fenomeni di sovra-dosaggio.

Proprio per questi dati, la berberina viene attualmente considerata una valida alternativa alle statine.

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Meccanismo d’azione della berberina

La berberina è un alcaloide e, come tutti gli elementi che appartengono a questa classe di composti,deve essere dosata correttamente per evitare l’insorgenza di effetti collaterali anche piuttosto gravi.

Tuttavia, se ben bilanciata, la molecola è dotata di interessanti proprietà terapeutiche sul metabolismo dei grassi e dei glucidi, che sono i due principali responsabili delle affezioni cardiache e circolatorie.

Quando supera la sua soglia fisiologica (di 200 milligrammi per millilitro di sangue), il colesterolo può rallentare la velocità del flusso ematico, contribuendo alla genesi di placche ateromatose, direttamente coinvolte nella maggior parte dei disturbi del cuore.

In particolare, la frazione LDL del colesterolo, che è la più direttamente collegata all’aterosclerosi, è anche quella maggiormente sensibile alla berberina, il cui meccanismo d’azione risulta essere del tutto differente dalle statine.

Infatti, mentre queste medicine diminuiscono la produzione del colesterolo endogeno, la berberina ne facilita l’allontanamento in quanto potenzia l’attività dei recettori epatici del LDL.

In molti casi, quando i pazienti sono affetti da ipercolesterolemia non reattiva alle statine, l’assunzione di rimedi formulati con berberina si rivela la scelta migliore per regolarizzare l’assetto lipidico.

Associando berberina alle statine si può realizzare una vantaggiosa sinergia operativa inibitoria sulla proteina PCSK9, direttamente coinvolta nella parziale degradazione dei siti recettoriali per la frazione LDL a livello epatico, dove le statine da sole non risultano efficaci.

Per quanto riguarda il diabete mellito di tipo II, la berberina svolge funzioni ipoglicemizzanti sempre agendo sui recettori, in questo caso su quelli dell’insulina, potenziandone la sensibilità verso l’ormone pancreatico.

Anche in presenza di reazioni di insulino-resistenza, la berberina svolge un ruolo di estrema efficacia dato che in poche settimane è in grado di eliminare fino all’80% simili reazioni avverse.

Complessivamente questa molecola è quindi essenziale per correggere le principali sindromi dismetaboliche, costituite dal diabete e dall’ipercolesterolemia.

Il principale beneficio derivante dal suo impiego è relativo al fatto che, con un unico rimedio, diventa possibile riequilibrare l’omeostasi globale, dato che questo rimedio agisce modulando le funzioni dell’enzima AMPK (AMP-Kinasi), responsabile del metabolismo glucidico e lipidico.

Berberina negli alimenti

La berberina, che è il composto più indicato per proteggere il fegato e abbassare i livelli di colesterolo, ha una formulazione di alcaloide isochinolico, particolarmente indicata in caso di steatosi epatica (che è la fase precedente alla cirrosi).

Assumendo un quantitativo pari a 750 milligrammi di berberina per circa 90 giorni, i pazienti affetti da steatopatia non alcolica mostrano una significativa riduzione del colesterolo e dei trigliceridi.

Essa viene aggiunta nella preparazione industriale del riso rosso fermentato e dei policosanoli, una miscela di composti alifatici presenti nella canna da zucchero.

La sua introduzione è prevista anche nella preparazione di silimarina, un fitocomplesso contenente silibinina, silidiadina e silicristina, utilissimo per proteggere la salute delle cellule epatiche.

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La sua massima concentrazione si trova nelle bacche del crispino, che ne contengono notevoli quantitativi sia fresca che essiccata.

Inoltre è reperibile anche nei seguenti cibi:

  • idraste (un vegetale molto utilizzato nel settore erboristico);
  • cottide;
  • uva dell’Oregon;
  • curcuma;
  • sughero dell’Amur.

Essendo piuttosto difficile trovare questi alimenti, che oltre a tutto non sempre sono gradevoli al gusto, è quindi preferibile assumere il principio attivo sotto forma di integratori.

Simili rimedi, che contengono concentrazioni standardizzate e titolate di principio attivo, agiscono mediante l’attivazione della protein-chinasi, un enzima che controlla il metabolismo energetico a livello mitocondriale.

La loro efficacia dipende sostanzialmente da un corretto rapporto tra quantità e purezza, caratteristiche tipiche dei migliori prodotti fitoterapici.

Berberina: integratori

Sotto forma di integratore, la berberina si conferma un supporto efficacissimo per controllare il metabolismo del colesterolo, dei lipidi e della glicemia.

Il suo meccanismo d’azione dipende da due funzioni: da un lato infatti stimola i processi di lipolisi e d’altro lato attiva l’insulina, contrastando eventuali reazioni di insulino-resistenza.

Oltre che a livello dell’insulina, simili prodotti agiscono anche su leptina e adiponectina, due ormoni strettamente collegati al metabolismo dei lipidi nel sangue.

La berberina contenuta in preparati standardizzati, che quindi ha un dosaggio compatibile con il metabolismo organico, è un elemento chiave nel miglioramento funzionale del tessuto adiposo bruno, che è un tipo di grasso capace di bruciare le calorie.

Il suo colore bruno dipende dall’elevata concentrazione di mitocondri.

Pertanto si può considerare questo composto anche come un’efficace soluzione per dimagrire, grazie alla velocizzazione delle reazioni biologiche.

Secondo recentissimi dati clinici, gli integratori di questo tipo sarebbero utili anche in presenza della sindrome dell’ovaio policistico, un disturbo collegato alla produzione di insulina.

Quando le cellule del corpo femminile diventano insensibili a questo ormone, stimolano il pancreas a produrne quantitativi sempre maggiori che vanno a interferire anche sul funzionamento delle ovaie; di conseguenza si verificano importanti implicazioni sulla fertilità.

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La berberina, agendo sulla produzione insulinica e regolando l’espressione dei geni recettori dell’ormone a livello cellulare, ne facilita l’assorbimento limitando quindi l’iperproduzione.

L’assunzione di simili integratori consente di ridurre i processi infiammatori provocati dall’interleuchina e dalla ciclossigenasi, due elementi presenti in quasi tutte le manifestazioni flogistiche.

La maggior parte dei pazienti che soffrono di infiammazioni croniche reagiscono positivamente all’assunzione di berberina, anche associata a farmaci tradizionali come la metformina (ipoglicemizzante orale).

Tutto il metabolismo glucidico e quello insulinico possono regolarizzarsi in breve tempo in seguito all’impiego ciclico di questi rimedi.

Gli effetti della berberina sul diabete sono paragonabili a quelli ottenuti con farmaci tradizionali, poiché il suo meccanismo d’azione è rivolto alla produzione di insulina, oltre che ad abbassare la quantità di carboidrati circolanti.

Il maggiore utilizzo di integratori del genere è senza dubbio collegato al metabolismo del colesterolo, nei confronti del quale si realizzano le seguenti funzioni:

  • abbassare i livelli di colesterolo totale;
  • abbassare la quota di LDL;
  • abbassare la concentrazione di trigliceridi;
  • aumentare il quantitativo di HDL.

Il meccanismo d’azione di simili prodotti si concentra sulle lipoproteine e sulle apoliporpoteine, che sono molecole determinanti per l’insorgenza di malattie cardiache; la loro percentuale è direttamente associata al numero di particelle LDL.

Abbassando la glicemia e la concentrazione di colesterolo gli integratori a base di berberina ottimizzano l’omeostasi globale e la produzione energetica.

A livello circolatorio, la loro funzione è collegata al rilascio di monossido di azoto, che agisce rilassando la parete muscolare dei vasi, eliminando i picchi pressori e aumentando il flusso sanguigno.

Questi rimedi sono efficaci anche contro la candidosi, un disturbo provocato dal lievito Candida albicans, il cui eccesso può innescare malfunzionamento delle pareti intestinali e distribuzione di tossine in circolo.

La berberina è un’eccellente soluzione nei confronti di questa micosi, in quanto svolge le seguenti funzioni:

  • potenzia l’attività di elementi antifungini come acido caprilico e acido undecilenico;
  • supporta le mucose colonizzate dal lievito grazie a un effetto immunostimolante;
  • migliora la secrezione della bile;
  • potenzia la moltiplicazione del microbiota;
  • elimina batteri e parassiti dannosi per la funzionalità intestinale.

Un ultimo beneficio offerto da integratori di questo genere è relativo alla prevenzione e cura delle infezioni delle basse vie urinarie, spesso provocate da batteri, virus e parassiti di vario genere.

La berberina infatti è in grado di ridurre significativamente colonie di stafilococco, streptococco, klebisella, salmonella e clostridium.

Berberina: controindicazioni

Rispettando la posologia indicata sulle confezioni, la berberina è un principio attivo ben tollerato in quanto perfettamente compatibile con l’organismo.

Tuttavia la sua assunzione è controindicata in caso di gravidanza e allattamento poiché potrebbe provocare l’insorgenza di anemia emolitica nel neonato.

Sono state riportate possibili interazioni con alcuni farmaci chemioterapici, con al ciclosporina (un antibiotico di cui aumenta i livelli plasmatici) e con medicinali anti-ipertensivi.

In caso di sovradosaggio le reazioni avverse maggiormente presenti sono ipotensione, astenia muscolare, alterazioni del ritmo cardiaco, disturbi gastrointestinali, meteorismo e flatulenza.

La principale controindicazione di questo composto è rivolta a chi ha subito un trapianto di rene, condizione che sconsiglia l’utilizzo del prodotto anche a dosaggi minimi.

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